16 ottobre 2011

"Il sentiero dei nidi di ragno", Calvino

 I vent'anni di Italo Calvino sono segnati dalla seconda guerra mondiale, è a quell'età che aderisce alla Resistenza, combattendo in Liguria.
Nel 1947 pubblica "Il sentiero dei nidi di ragno", in cui narra proprio l'avventura partigiana, che lui stesso ha appunto vissuto in prima persona.

Il protagonista della storia è Pin, un bimbo che soffre perché non si sente amato: la mamma è morta, il padre si è fatto una nuova famiglia e la sorella, prostituta, è assente. Finge di essere grande, ma i grandi lo tengono fuori dai loro discorsi e lui non li capisce: non capisce perché hanno voglia di uccidere e di amare, perché cambiano idea continuamente. Pin è un bambino di Carrugio Lungo cui piace stare coi grandi, che prende in giro e fa ridere. Da loro sente nominare strane parole, come "gap" e "sim", che lui finge di conoscere, ma di cui in realtà ignora il significato. Per una di quelle strane parole i suoi amici dell'osteria gli fanno rubare la pistola del tedesco di sua sorella. Per quella pistola, che Pin nasconde nel sentiero dei nidi di ragno, un luogo per gli altri sconosciuto, viene arrestato, ma riesce ad evadere con Lupo Rosso. Rimasto solo, Pin torna dai nidi di ragno e piange perché, come ogni bambino, ha paura. È così che incontra il Cugino, che lo prende semplicemente per mano portandolo con sé, in un comando partigiano. Qui la storia importante dei libri si intreccia con le vicende di Pin, con il suo desiderio di essere grande, con la sua voglia di avere un amico cui poter far vedere il sentiero dei nidi di ragno, che solo lui conosce. Trova quest'amico solo nel Cugino, che tuttavia è un uomo e come tale ha quei vizi che Pin, bambino non può capire.
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I sogni dei partigiani sono rari e corti, sogni nati dalle notti di fame, legati alla storia del cibo sempre poco e da dividere in tanti: sogni di pezzi di pane morsicati e poi chiusi in un cassetto. I cani randagi devono fare sogni simili, d’ossa rosicchiate nascoste sotto terra. Solo quando lo stomaco pieno, il fuoco  acceso, e non se camminato troppo durante il giorno, ci si può permettere di sognare una donna nuda e ci si sveglia al mattino sgombri e spumanti, con una letizia come d'ancore salpate.

Poi c'è qualche intellettuale o studente, ma pochi, qua e là, con delle idee in testa, vaghe e spesso storte. Hanno una patria fatta di parole, o tutt'al più di qualche libro. Ma combattendo troveranno che le parole non hanno più nessun significato, e scopriranno nuove cose nella lotta degli uomini e combatteranno cosi senza farsi domande, finché non cercheranno delle nuove parole e ritroveranno le antiche, ma cambiate.
 
Tutti abbiamo una ferita per riscattare la quale combattiamo.

Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano. Certo io potrei adesso invece di fantasticare come facevo da bambino, studiare mentalmente i particolari dell’attacco, la disposizione delle armi e delle squadre. Ma mi piace troppo continuare a pensare a quegli uomini, a studiarli, a fare delle scoperte su di loro. Cosa faranno «dopo», per esempio? Riconosceranno nell’Italia del dopoguerra qualcosa fatta da loro? Capiranno il sistema che si dovrà usare allora per continuare la nostra lotta, la lunga lotta sempre diversa del riscatto umano? Lupo Rosso lo capirà, io dico: chissà come farà a metterlo in pratica, lui cosi avventuroso e ingegnoso, senza più possibilità di colpi di mano ed evasioni? Dovrebbero essere tutti come Lupo Rosso. Dovremmo essere tutti come Lupo Rosso. Ci sarà invece chi continuerà col suo furore anonimo, ritornato individualista, e perciò sterile: cadrà nella delinquenza, la grande macchina dai furori perduti, dimenticherà che la storia gli ha camminato al fianco, un giorno, ha respirato attraverso i suoi denti serrati. Gli ex fascisti diranno: i partigiani! Ve lo dicevo io! Io l’ho capito subito! E non avranno capito niente, né prima, né dopo.


Ispirata a questo primo romanzo di Italo Calvino.
"Il sentiero", Modena City Ramblers.


Lungo il sentiero dei nidi di ragno
passa la storia di un giovane uomo
passa la scelta di chi se n'è andato
sui monti per la resistenza


Erano i mesi del dopo settembre
quando il re fuggì sulla nave
furono anni di lutti e dolore
di coraggio e di patimenti


Quante sono le strade
che partono dai nidi di ragno
qual'è stato il prezzo pagato
per chi ha scelto di andare lontano
portami ancora là
dove il vento è pronto a soffiare
a trovare ogni passo perduto
lungo il senitero dei nidi di ragno


Uomo contro uomo
il furore che cresce nel cuore
il mondo si divide e la guerra
non lascia parole
Italo sogna un futuro
dove non si dovrà più sparare
ma intanto seduto al divano
coi compagni pulisce il fucile


Quante sono le strade
che partono dai nidi di ragno
qual è stato il prezzo pagato
per chi ha scelto di andare lontano
portami ancora là
dove il vento è pronto a soffiare
a trovare ogni passo perduto
lungo il senitero dei nidi di ragno


Lungo il sentiero dei nidi di ragno
nasce la storia di questo paese
nasce dal fuoco della rivolta
dal sogno di chi non si è arreso.

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