23 agosto 2011

Va' dove ti porta il cuore


Salotto di carta del martedì.
Oggi voglio parlare dell'ultimo libro che ho letto, che probabilmente hanno letto un po' tutti, essendo molto famoso.
Io non l'avevo ancora fatto.
Va' dove ti porta il cuore” mi è capitato in mano mentre ero in libreria, mi ha fatto fare un piccolo tuffo indietro nel tempo, quel dolce ricordo mi ha fatto sorridere e così l'ho comprato. Non sapevo nemmeno di che cosa parlava.
Con sorpresa mi sono ritrovata tra le mani una lunga lettera che una nonna, malata, scrive alla giovane nipote, fuggita in America alla ricerca di se stessa. Potenzialmente potrebbe essere una lettera indirizzata ad ognuno di noi, a me sicuramente si, visto che frequentemente mi perdo senza avere nemmeno il coraggio per prendere un aereo e andare via. E allora che si fa? La Tamaro suggerisce di fermarsi a riflettere per capire un po' di più se stessi.



Purtroppo noi non siamo esseri sospesi in bolle di sapone vaganti felici per l'aria; c'è un prima e un dopo nelle nostre vite e questo prima e dopo intrappola i nostri destini, si posa su di noi come una rete sulla preda.



Fare errori è naturale, andarsene senza averli compresi vanifica il senso di una vita. Le cose che ci accadono non sono mai fini a se stesse, gratuite, ogni incontro, ogni piccolo evento racchiude in sé un significato, la comprensione di se stessi nasce dalla disponibilità ad accoglierli, dalla capacità in qualsiasi momento di cambiare direzione.



Trovare scappatoie quando non si vuol guardare dentro a se stessi è la cosa più facile del mondo. Una colpa esterna esiste sempre, è necessario avere molto coraggio per accettare che la colpa – o meglio, la responsabilità – appartiene a noi soltanto. Eppure te l'ho detto, questo è l'unico modo per andare avanti. Se la vita è un percorso, è un percorso che si svolge in salita.



La vita non è una corsa ma un tiro al bersaglio: non è il risparmio del tempo che conta, bensì la capacità di trovare un centro.



Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare.



Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e frutti.



Quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti, vedi una cosa che non avevi mai visto prima: la via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi, ad ogni passo c'era una freccia che indicava una direzione diversa; da lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perdeva nei boschi. Qualcuna di queste deviazioni l'hai imboccata senza accorgertene, qualcun'altra non l'avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l'hai fatta, sei tornato indietro invece di andare avanti. Il gioco dell'oca, te lo ricordi? La vita procede pressappoco allo stesso modo. Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle o non viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.



Quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta.

2 agosto 2011

Maus (Art Spiegelman)


È stato grazie alla mia prof di lettere delle medie. È stato grazie a quella donna solare, coi capelli ricci arruffati, con una borsa sempre strapiena di cose inutili (cucchiaini, fiori appassiti, castagne contro il raffreddore...). È stato grazie a lei che non insegnava i congiuntivi, che ci diceva che in fondo l'analisi del periodo era una questione di punti di vista. È stato grazie a lei, che non mi ha insegnato la grammatica, che ho letto questo libro.
Eravamo in terza media. La prof non voleva un libro qualunque. Niente Pirandello, niente Verga, niente Svevo. Per la nostra ora settimanale di narrativa cercava qualcosa che ci incuriosisse davvero. Così ci propose un fumetto. Un fumetto? Pensavo fosse impazzita, ma lei ormai mi aveva abituato a tutto. Io avevo sempre pensato: fumetto = Cip & Ciop, Topolino, Tex, Zagor.
Un fumetto come quello che ci fece comprare lei non potevo nemmeno immaginarmelo.
Si intitolava “Maus”, autore un certo Art Spiegelman che non avevo mai sentito prima. Quando quel fumetto, alto quasi cinque centimetri, per la prima volta è finito nelle mie mani era ancora estate. L'ho ricoperto con la carta trasparente, poi ho iniziato a sfogliarlo. Inutile dire che prima che iniziasse la scuola l'avevo già letto tutto. Bellissimo. Davvero, incredibilmente bellissimo.

Art Spiegelman è il figlio di Vladek, un ebreo sopravvissuto all'olocausto, e scrive questo libro proprio per cercare di ristabilire un rapporto con il padre, ormai anziano, malato, troppo lontano da lui per mentalità e abitudini. Il suo libro a fumetti intreccia la guerra con l’amore, la paura con il coraggio e la speranza, partendo dall’epoca felice del matrimonio tra Anja e Vladek, nel 1937. Inevitabilmente alle loro vite normali si intreccia la storia, quella di un uomo basso coi baffetti che sogna un'Europa ariana, quella delle svastiche, dei ghetti, dei lager. “Maus” racconta l'Olocausto con le immagini. Gli ebrei sono topi, i tedeschi gatti, i polacchi maiali, gli americani cani, gli inglesi pesci, i francesi rane.

È un libro davvero toccante. Ecco qui il frammento per “Il salotto di carta” del martedì. Oggi un pezzo di letteratura a fumetti.


p.s. grazie prof!
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