6 marzo 2012

Ave Mary, frasi


Sono sempre stata convinta che l’educazione cattolica abbia ancora un ruolo fondamentale nel fornire chiavi di lettura al nostro mondo, e anche quando crescendo molti abbandonano le convinzioni di fede o quando non le hanno mai avute, quell’imprinting culturale non viene meno, anzi continua a condizionare il nostro stare insieme da uomini e donne con tanta efficacia quanto meno viene compreso e criticato. In Italia le persone che ricevono questo tipo di educazione continuano a essere la schiacciante maggioranza, e quelli che non la ricevono comunque la assorbono. Quindi nessuno può considerare irrilevanti gli effetti o evitare di fare i conti con le sue conseguenze sulla vita di tutti e tutte.

Non si è vittime per il solo fatto di esistere come femmine invece che come maschi, ma lo si è sempre di qualcosa o di qualcuno.

Il buon senso popolare è convinto nel profondo del fatto che sì, Adamo sarà stato anche ingenuo e sciocco a cascarci, ma alla fine dei conti il tutto è partito dalla donna. (…) Eva è l’unico nome biblico – insieme a quello di Giuda – che bestemmiare è considerato veniale. Se nessuno ha mai pensato di imprecare con il nome di Adamo, qualcosa vorrà pur dire.

Tratto da uno scritto di Tertulliano: Ogni donna dovrebbe camminare come Eva nel lutto e nella penitenza, di modo che con la veste della penitenza essa possa espiare pienamente ciò che deriva da Eva, l’ignominia, io dico, del primo peccato, e l’odio insito in lei, causa dell’umana perdizione. Non sai che anche tu sei Eva? La condanna di Dio verso il tuo sesso permane ancora oggi; la tua colpa rimane ancora.

Non erano i tempi dell’ottimismo. Se non c’era speranza di miglioramento in questa terra, se sottrarsi al dolore e alla morte non sembrava proprio possibile, il cristianesimo nascente offriva una strada per dare alla sofferenza comune un senso nobilissimo: aggiungerla per empatia a quelle vissute da Cristo in croce.

Laddove Cristo ancora oggi muore simbolicamente mille volte al giorno su tutti i muri delle nostre scuole, nell’intimità delle nostre case di credenti, dietro i banchi dei tribunali e sui petti siliconati delle soubrette, la morte di Maria è stata cancellata e sottratta alla rappresentazione.

Il dolore delle donne, che sia fisico oppure dell’animo, che derivi dalla morte di un figlio oppure dalla sua nascita, non ha nessun significato in sé, non redime e non spiega perché soltanto soffrendo un interposto dolore le donne possono sperare di ottenere un diritto alla consolazione.

La donna che per natura non può saldare il debito di Eva si ritrova nella stessa condizione in cui per secoli nelle società antiche si sono ritrovati coloro che non riuscivano a restituire i debiti contratti: quella di venire ridotti in schiavitù, talvolta insieme ai propri congiunti, a servizio del proprio creditore.

Nessun uomo è mai stato beatificato per aver accettato di essere padre fino alle estreme conseguenze; al contrario, le beatificazioni laicali maschili sembravano dire agli uomini che potevano diventare santi anche fondando cristianamente banche o partiti politici o facendo bene il proprio lavoro; attraverso la canonizzazione della Molla si mostrava invece alle donne che per arrivare a vedere Dio senza passare per il convento l’unica altra strada era il matrimonio e fare figli. Un dato ulteriore era che la gravidanza di Gianna Beretta Molla non era come tutte le altre: c’era di mezzo una patologia che entrava direttamente in conflitto con il prosieguo della gestazione.

Madre Teresa di Calcutta: “È questo il destino di noi donne, per questo siamo state create: per essere il cuore del focolare o il cuore della madre Chiesa”. (…) Nella piccola suora di Calcutta c’era già tutto: era la prova  provata che nell’ordine naturale del mondo le donne sono il cuore che serve e gli uomini la testa che ordina.

Di un’adolescente che giunta ai suoi sedici anni appaia o si comporti come ne avesse dieci si penserebbe che ha un blocco dello sviluppo fisico, cognitivo o relazionale, brutalmente detto “ritardo”. I genitori la porterebbero senz’altro da uno specialista. Se invece è una donna di sessant’anni a volerne dimostrare quarantacinque, il suo contesto tenderà a esserne compiaciuto e invidioso.

Nessun uomo nel mondo dei pubblicitari ha mai problemi di vescica. O di intestino pigro. O di prurito intimo. Ma neanche di emorroidi o di diarrea: sono sempre donne le protagoniste dei messaggi pubblicitari collegati alle disfunzioni corporali, e spesso sono donne non più giovani, il cui decadimento fisico è un appetibile terreno di marketing.

Se nell’avanzare dell’età la prospettiva per le donne è quella di perdere lo status appagante di seduttrici senza però guadagnare quello rispettabile di figure sapienti dotate di intelligenza critica, affidarsi a un chirurgo per farsi devastare i connotati prima che sia troppo tardi potrebbe sembrare persino una scelta obbligata.

Viviamo tempi in cui il seno nudo della Verità di Gianbattista Tiepolo viene fatto velare da un pudico Silvio Berlusconi, affinché non lo si veda in tv alle spalle dei ministri durante le conferenze stampa istituzionali. Tempi nei quali i piissimi Giovani industriali per non imbarazzare il cardinal Bagnasco in visita sbianchettano i genitali dell’uomo di Leonardo che faceva da loro convegno annuale.

Immaginare oggi Maria abbigliata in un sobrio abito da sera o in una veste casalinga come jeans e camicia sembra blasfemia, ma era esattamente ciò che gli artisti si sono presi la confidenza di realizzare fino al XIX secolo, interpretando una teologia capace di offrire alle donne cristiane un modello raggiungibile, senza che questo intaccasse minimamente la santità assoluta di Maria.

Viviamo nel Paese dei crocifissi, la terra in cui è in corso da diversi anni una guerra per fare restare Cristo inchiodato ai muri di ogni singolo edificio pubblico, scuola, ospedale o tribunale, in contrasto aperto con il principio di laicità dello Stato, il rispetto per le differenti sensibilità religiose e anche quello per il Crocifisso, ridotto a servire da corpo contundente nello scontro tra ideologie e culture.


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