15 febbraio 2012

Orgoglio e pregiudizio, frasi

Una persona può essere superba senza essere vanitosa. La superbia ha a che vedere principalmente con l'opinione che abbiamo di noi stessi, la vanità con ciò che vorremmo che gli altri pensassero di noi.

- Mi chiedo chi sia stato il primo a scoprire quanto sia efficace la poesia per scacciare l'amore.
- Ero abituato a considerare la poesia come il nutrimento dell'amore, - disse Darcy.
- Di un amore bello, robusto e sano, forse sì. Qualsiasi cosa può nutrire quel che è già forte. Ma se si tratta solo di un sentimento di tipo tenue e leggero, sono certa che basti un sonetto a farlo morire di fame.

- La vostra umiltà, signor Bingley- disse Elizabeth, - disarma ogni critica.
- Non vi è nulla di più ingannevole, - disse Darcy, - della modestia apparente. Spesso si tratta di mancanza di giudizio, a volte di una maniera indiretta di vantarsi.

Nella sua biblioteca (il signor Bennet) era abituato a trovare agio e tranquillità, e sebbene fosse disposto, come aveva confessato a Elizabeth, a scontrarsi con stupidaggine e arroganza in tutte le altre stanze della casa, lì era solito sentirsene sollevato.

- Il mondo è accecato dalla sua ricchezza e dal suo potere, o spaventato dai suoi modi di fare altezzosi e solenni, e lo vede solo come lui vuole essere visto.

- Secondo me lo troverai molto gradevole.
- Che il cielo me ne guardi! Quella sì che sarebbe la peggiore sciagura possibile! Trovare gradevole un uomo che si è decisi a odiare! Non mi augurare niente di così terribile!

- Siamo entrambi di indole poco socievole e taciturna, riluttanti a parlare, se non quando ci proponiamo di dire qualcosa che farà colpo su tutta la sala, e che sarà tramandata alla posterità con tutto il lustro di un proverbio.

- È un obbligo importante per coloro che non cambiano mai opinione, essere sicuri di giudicare nel modo giusto sin dall'inizio.

- Le mie dita, - disse Elizabeth, - non si muovono su questo strumento con la stessa padronanza di altre donne, non hanno la stessa forza, o rapidità, e non raggiungono la stessa espressività. Ho sempre, però, ritenuto che si trattasse di una mia mancanza, perché non mi applico abbastanza, perché non mi applico abbastanza, non mi esercito. Il che non significa che io non creda che le mie dita non siano altrettanto capaci di quelle di qualsiasi altra donna di una migliore esecuzione.

- Ho agito ignobilmente! - esclamò. - Io, che sono sempre andata orgogliosa del mio discernimento! Io, che ho spesso disprezzato il generoso candore di mia sorella, e gratificato la mia vanità con un'inutile o biasimevole sfiducia. Che scoperta umiliante! Eppure, che umiliazione meritata! Neanche se fossi stata innamorata, sarei potuta essere più meschina e più cieca. Ma la vanità, non l'amore, è stata la mia follia. Contenta della preferenza dell'uno, e offesa dall'indifferenza dell'altro, ho sollecitato, fin dall'inizio della nostra conoscenza, il pregiudizio e l'ignoranza, e ho rifiutato la ragione, nei confronti di tutti e due. Fino a questo momento, non avevo idea di chi fossi.

Mai come adesso aveva tanto onestamente sentito che avrebbe potuto amarlo, mai come adesso che tutto il suo amore era vano.

Si sentiva umiliata, addolorata, pentita, senza sapere bene di cosa. Ora che non poteva più sperare di goderne, divenne gelosa della sua stima. Ora che sembrava che la possibilità di avere notizie di lui fosse minima, voleva tanto averne. Ora che non era più probabile che si sarebbero rincontrati, era certa che con lui sarebbe stata felice.

- Dovete imparare un po' della mia filosofia. Del passato ricordatevi solo quello che vi dà piacere.

- Sono la creatura più felice dell'universo. Forse altri lo hanno detto prima di me, ma nessuno con tanta ragione.

14 febbraio 2012

♥ Orgoglio e pregiudizio, Jane Austen

Il caso ha voluto che proprio oggi scrivessi dell'ultimo romanzo che ho letto, Orgoglio e pregiudizio appunto. 
Mi dispiace per chi leggerà queste chiacchiere oggi, ma anche qui protagonista assoluto è l'amore. L'amore tra Elizabeth Bennet e Mr.Darcy, un amore con la A maiuscola, che vince contro ogni ostacolo, a dispetto dell'orgoglio di classe di Darcy e dei pregiudizi accumulati nel corso del tempo da Elizabeth detta Lizzy, vivace e frizzante, con pochi peli sulla lingua. Il suo personaggio a me è piaciuto molto, non è così bella, così buona, così perfetta come sua sorella Jane, però è forte, vulcanica per il tempo in cui il romanzo è ambientato.
Jane Austen scrisse l'opera sul finire del XVIII° secolo, con il titolo originale di "First Impressions", solo nel 1813 poi, dopo una revisione, il romanzo viene anonimamente pubblicato col titolo definitivo di "Pride and Prejudice". 
Nelle oltre quattrocento pagine del libro si alternano numerosi personaggi, quasi tutti tra loro imparentati, e l'amore tra Elizabeth e Darcy è solo uno degli amori che nascono tra le righe, amori veri come quello di Jane e Mr.Bingley, amori di convenienza come quello tra Charlotte e il signor Collins, amori scandalosi come quello tra Lydia e Wickham.
A restare nel cuore comunque, almeno nel mio, è solo l'amore protagonista, resta il volto serio e snob di Darcy, restano i sorrisi acidi di Lizzy accecata dalla bellezza e dalla superbia di lui. Restano i loro punzecchiamenti continui, il loro evitarsi, il loro starsi un po' sulle scatole. All'inizio, certo, poi la musica cambia. Lui ci prova con lei, lei lo rifiuta, poi scopre che non è così altezzoso e cattivo e lo rivorrebbe indietro, vorrebbe indietro quella proposta di matrimonio rifiutata, quelle parole cattive che gli ha rivolto senza sapere davvero niente. All'improvviso capisce che lo sposerebbe subito, ma quando lo capisce è troppo tardi, così pensa almeno.
Invece no. "Orgoglio e pregiudizio" termina con un felice finale, che regala amore e denaro alle uniche due sorelle Bennet cui il lettore si affeziona, Jane e Lizzy.

La mia intenzione, una volta letto il libro, era quella di guardare il film che ne hanno tratto nel 2005 o il telefilm in sei puntate di qualche anno prima in cui Darcy è interpretato da Colin Firth. Il problema però è che hanno chiuso Megavideo, quindi visto che sono un'imbranata cronica "Orgoglio e pregiudizio" in italiano non l'ho trovato. Che guaio! Adesso diventerò un'ignorante cinematografica perché non potrò più vedere nessun film quando avrò voglia di vederlo. Almeno fino a quando qualcuno non aprirà un nuovo Megavideo. Capisco che per i film appena usciti al cinema è una bella perdita, però condividere film non più in sala o comunque già usciti in dvd non mi sembra così grave. Alla fine che differenza c'è tra guardare un film su Megavideo o registrarlo dalla tv?
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 Una persona può essere superba senza essere vanitosa. La superbia ha a che vedere principalmente con l'opinione che abbiamo di noi stessi, la vanità con ciò che vorremmo che gli altri pensassero di noi.

- Mi chiedo chi sia stato il primo a scoprire quanto sia efficace la poesia per scacciare l'amore.
- Ero abituato a considerare la poesia come il nutrimento dell'amore, - disse Darcy.
- Di un amore bello, robusto e sano, forse sì. Qualsiasi cosa può nutrire quel che è già forte. Ma se si tratta solo di un sentimento di tipo tenue e leggero, sono certa che basti un sonetto a farlo morire di fame.

- La vostra umiltà, signor Bingley- disse Elizabeth, - disarma ogni critica.
- Non vi è nulla di più ingannevole, - disse Darcy, - della modestia apparente. Spesso si tratta di mancanza di giudizio, a volte di una maniera indiretta di vantarsi.

Nella sua biblioteca (il signor Bennet) era abituato a trovare agio e tranquillità, e sebbene fosse disposto, come aveva confessato a Elizabeth, a scontrarsi con stupidaggine e arroganza in tutte le altre stanze della casa, lì era solito sentirsene sollevato.

- Il mondo è accecato dalla sua ricchezza e dal suo potere, o spaventato dai suoi modi di fare altezzosi e solenni, e lo vede solo come lui vuole essere visto.

- Secondo me lo troverai molto gradevole.
  • Che il cielo me ne guardi! Quella sì che sarebbe la peggiore sciagura possibile! Trovare gradevole un uomo che si è decisi a odiare! Non mi augurare niente di così terribile!

- Siamo entrambi di indole poco socievole e taciturna, riluttanti a parlare, se non quando ci proponiamo di dire qualcosa che farà colpo su tutta la sala, e che sarà tramandata alla posterità con tutto il lustro di un proverbio.

- È un obbligo importante per coloro che non cambiano mai opinione, essere sicuri di giudicare nel modo giusto sin dall'inizio.

- Le mie dita, - disse Elizabeth, - non si muovono su questo strumento con la stessa padronanza di altre donne, non hanno la stessa forza, o rapidità, e non raggiungono la stessa espressività. Ho sempre, però, ritenuto che si trattasse di una mia mancanza, perché non mi applico abbastanza, perché non mi applico abbastanza, non mi esercito. Il che non significa che io non creda che le mie dita non siano altrettanto capaci di quelle di qualsiasi altra donna di una migliore esecuzione.

- Ho agito ignobilmente! - esclamò. - Io, che sono sempre andata orgogliosa del mio discernimento! Io, che ho spesso disprezzato il generoso candore di mia sorella, e gratificato la mia vanità con un'inutile o biasimevole sfiducia. Che scoperta umiliante! Eppure, che umiliazione meritata! Neanche se fossi stata innamorata, sarei potuta essere più meschina e più cieca. Ma la vanità, non l'amore, è stata la mia follia. Contenta della preferenza dell'uno, e offesa dall'indifferenza dell'altro, ho sollecitato, fin dall'inizio della nostra conoscenza, il pregiudizio e l'ignoranza, e ho rifiutato la ragione, nei confronti di tutti e due. Fino a questo momento, non avevo idea di chi fossi.

Mai come adesso aveva tanto onestamente sentito che avrebbe potuto amarlo, mai come adesso che tutto il suo amore era vano.

Si sentiva umiliata, addolorata, pentita, senza sapere bene di cosa. Ora che non poteva più sperare di goderne, divenne gelosa della sua stima. Ora che sembrava che la possibilità di avere notizie di lui fosse minima, voleva tanto averne. Ora che non era più probabile che si sarebbero rincontrati, era certa che con lui sarebbe stata felice.

- Dovete imparare un po' della mia filosofia. Del passato ricordatevi solo quello che vi dà piacere.

- Sono la creatura più felice dell'universo. Forse altri lo hanno detto prima di me, ma nessuno con tanta ragione.

11 febbraio 2012

30 giorni di libri #3

la prima puntata 30 giorni di libri #1

21) Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te.
Una certa ambiguità di Suri Gaurav e Singh Bal Hartosh, un libro che mi ha prestato in quinta liceo il professore che nei quattro anni precedenti mi aveva insegnato la matematica, facendomela piacere davvero tanto. Una di quelle persone che anche se non le vedi più, dentro ti restano per sempre.
Il libro ha per protagonista un giovane ragazzo indiano, Ravi, che lascia la sua terra per andare all'università di Stanford, dove studia, senza troppa convinzione, Economia. Il caso lo porta a frequentare un corso di matematica sul concetto dell'infinito, corso tenuto dal trascinante Nico che sa risvegliare in Ravi un'antica passione sepolta, quella per la matematica. Durante quel corso Nico scopre che suo nonno, famoso matematico, è stato in prigione con l'accusa di blasfemia. Ravi non conosce questo passato, così inizia ad indagare, fin quando giungono nelle sue mani i verbali degli interrogatori, che mostrano come il nonno di Ravi fosse stato accusato di aver messo in dubbio le verità della religione cristiana con la sua matematica euclidea fatta di assiomi che, prima dell'avvento delle geometrie non euclidee, sembravano veri e certi in assoluto. Il nonno di Ravi vive all'inizio del Novecento, quando tutte le certezze cadono in frantumi, comprese quelle matematiche, che vengono messe in crisi dalla nascita e dallo sviluppo delle geometrie non euclidee, protagoniste anch'esse del libro. Il nonno, da matematico, vive con confusione questa crisi, mentre suo nipote Ravi vive ormai in un'epoca che non pretende più verità assolute, consapevole che in ogni cosa, anche la più certa, esiste sempre "una certa ambiguità".

«Cos’altro ti piace, a parte il jazz?» mi chiese. La verità era che non mi piaceva niente in particolare. «Una volta amavo la matematica» fu la risposta che invece mi uscì di bocca. «Una volta?» domandò Nico.

Lo chiese con tanta delicatezza e curiosità benevola che non potei evitare di dirgli la verità. «Mio nonno sapeva rendere la matematica divertente e appassionante. Non ho mai più trovato nessun altro capace di entusiasmarmi come faceva lui».
Nico sorrise. «Questa è una sfida!» Scoppiò in una risata.


22) Un libro che hai letto da piccola. 
Piccole donne della Alcott. L'avevo comprato in una piccola libreria appena aperta e che, aperta, c'era restata poco. Avevo fatto in tempo solo a prendere un libro che spiegava come modellare la pasta di sale, Pinocchio e Piccole donne, appunto. La mia sorella preferita era nettamente Jo e lo posso dire con cognizione di causa perché, oltre ad aver letto il libro, ho visto il cartone animato e anche il film.
  

23) Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita. 

L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera, ne avevo sentito parlare in toni abbastanza entusiasti, ma io sinceramente non l'ho amato. Anzi, mi è sembrato un bel po' noioso, anche se non brutto. No, non è che non mi è piaciuto, però non mi ha nemmeno colpito dritto al cuore.


24) Il libro che ti fa fuggire dal mondo. 
Tutti i libri che mi piacciono mi fanno in qualche modo fuggire dal mondo, forse proprio tutti i libri in generale, perché quando sei lì che leggi, se vuoi capire qualcosa, non puoi pensare al vestito da mettere sabato o a che cosa preparare per cena. Devi staccare la spina e mettere a fuoco i personaggi e le loro storie. Le loro emozioni, che poi, forse, diventano anche le tue.

25) Un libro che hai scoperto da poco. 
In libreria il mese scorso ho scoperto un libro che, per quanto ho detto sopra, non vedo l'ora di leggere: Le lettere segrete di Jo di Gabrielle Donnelly. Da quanto ho capito il libro parla delle nipoti di Jo March che trovano per caso le sue lettere dimenticate o mai scovate da nessuno. Ecco, ho deciso che quel libro io lo voglio. 



26) Un libro che conosci da sempre. 

Le avventure di Pinocchio di Collodi, ovviamente. Me lo leggevano da piccola, l'ho letto io da sola quando ho imparato a farlo, mi piaceva talmente tanto che un giorno mi hanno portato anche a Collodi, a visitare il parco dedicato al burattino. Mi ricordo ancora quella balena di pietra gigante, ma quanto era spaventosa! Non volevo nemmeno farci la foto! Da quella gita ho portato a casa una bellissima penna blu con un Pinocchio, ce l'ho ancora anche se non scrive più. In prima media Pinocchio era il nostro libro di narrativa, la professoressa invece che farci rispondere alle domande ce lo faceva disegnare a fumetti, alla fine è uscita fuori anche una cosa carina e originale. Quello stesso anno l'abbiamo recitato a scuola, io, vergognandomi come una ladra, facevo la fata turchina.
Il cartone Disney non mi pare di averlo visto, però ho visto il film quello con Manfredi, bellissimo, quello di Benigni, che non mi è piaciuto, e anche quello con la Litizzetto grillo parlante, ma non me lo ricordo.
 
27) Un libro che vorresti aver scritto. 
Vorrei aver scritto Venuto al mondo.


28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli. 

Gli farò leggere tutte le favole possibili e immaginabili, per quanto riguarda i libri i primi che mi vengono in mente sono Il piccolo principe di Saint-Exupéry e Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepùlveda.
 


29) Un libro che devi ancora leggere. 
Uno solo? A parte tanti classici che voglio leggere perché se son classici un motivo ci sarà, ci sono tutti gli altri, quelli di cui leggo pareri positivi negli altri blog, quelli che quando vado in libreria mi finiscono in mano senza un vero perché, quelli che mi incuriosiscono e basta. No, non so sceglierne uno, la mia lista di libri che vorrei leggere è troppo lunga.

30) Un libro che ti ha commosso.  
Di nuovo...uno solo? Mi hanno commosso Mille splendidi soli, Il cacciatore di aquiloni, su Se questo è un uomo mi ero anche bloccata. Non posso elencarli tutti, io, ormai si sa, leggo quasi esclusivamente libri tragici che mi fanno piagnucolare, o semplicemente emozionare, quasi sempre.

E così è finita questa maratona di domande libresche. Si, lo so che sarebbero dovute durare 30 giorni, ma son dettagli!


10 febbraio 2012

30 giorni di libri #2



11) Un libro che prima amavi e che ora odi. 
Se un libro mi è piaciuto in un dato momento della mia vita poi non posso rinnegarlo così, all'improvviso, solo perché sono cambiati i miei gusti o sono cambiata io, solo perché sono cresciuta. Se leggessi adesso Tre metri sopra il cielo forse storcerei il naso, ma quando l'ho letto a 14 anni mi è piaciuto tanto, come a quasi tutte le quattordicenni di quel momento, mi innamorerei di nuovo della descrizione di Step, per non parlare poi di Scamarcio. Di lui sono ancora innamorata, ebbene si. 


12) Un libro che non ti stancherai mai di rileggere. 
Non mi piace rileggere i libri, ma visto che mi è piaciuto tanto credo che non sarebbe un problema rileggere Mille splendidi soli, di Khaled Hosseini.


13) Il libro che in questo momento hai sulla scrivania. 

Cime tempestose, è sulla scrivania perché non l'ho ancora messo a posto. L'ho appena preso con "L'espresso". 

14) Il libro che stai leggendo in questo periodo. 
Ieri sera ho finito di leggere Orgoglio e pregiudizio, superclassico di cui avevo solo studiato la trama in inglese a scuola. Si, avrei dovuto anche leggere qualche brano, sempre in inglese certo, ma non posso proprio giurare di averlo fatto. Adesso non so se iniziare Strega d'aprile di Majgull Axelsson oppure Ave Mary di Michela Murgia.



15) Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi. 
-Suo padre è morto nei debiti, - disse; - l'intera proprietà è ipotecata, e l'unica speranza per l'erede naturale è dargli la possibilità di suscitare un qualche interesse nel cuore del creditore, così che questi si senta propenso a essere clemente con lui.
Da Cime tempestose, Emily Bronte.


16) La tua copertina preferita.
Le copertine che mi hanno particolarmente colpito sono due, quella de La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordana, e quella di Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia. Quest'ultima è stata piuttosto "terrificante", mi incuteva un po' timore, talmente tanto che ho impiegato un bel po' di tempo prima di decidermi ad acquistare il libro.
 


17) Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno. 
Influenzata dal fatto che ho finito di leggere le sue avventure amorose da poche ore, credo che al momento vorrei prendere il posto di Elizabeth Bennet, mentre cammina nel parco insieme a Mr.Darcy, consapevole di essere ormai un bel po' innamorata di lui e dei suoi modi di fare superbi solo in apparenza, felice perché non dubita più nemmeno dell'amore di lui, un amore forte e vero che sa scavalcare le differenze sociali, i soldi e i gradi di parentela.


18) Il primo libro che hai letto. 
Cipì di Mario Lodi è stato il primo libro che ho letto tutta da sola, me lo ricordo.

19) Un libro il cui film ti ha deluso. 

Il cacciatore di aquiloni. Il libro era troppo bello, sapevo che era impossibile che un film riuscisse a mettere sullo schermo la stessa bellezza e la stessa emozione di quelle parole così toccanti. In realtà i film mi sembrano sempre che abbiano qualcosa in meno dei libri, posso fare solo un esempio di un film che, al contrario, mi ha colpito più del libro da cui era tratto: Il bambino con il pigiama a righe.



20) Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse. 
Ricopio la risposta data alla domanda numero sette. 
Come ha scritto Carlos Ruiz  Zafon ne "L'ombra del vento" (che non ho letto) i libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro. Io credo che quando un libro mi piace è anche perché ritrovo tra le sue pagine delle bricioline di me, della me che sono stata, che sono, che sarò, in un caso addirittura ho trovato delle tracce della me che sarei stata se avessi preso una decisione piuttosto che un'altra. Quando ho letto La solitudine dei numeri primi ho pensato istintivamente che se avessi studiato matematica all'università sarei diventata un'asociale cronica, come Mattia. Che agonia! C'è qualcosa della me che ero a quattordici anni nella timidezza e nella paura della Margherita di Cose che nessuno sa, c'è qualcosa della me di adesso nella curiosità e nella voglia di ricominciare di Maya de Il quaderno di Maya e di Victoria de Il linguaggio segreto dei fiori. C'è qualcosa di me nei pregiudizi e nell'orgoglio dell'Elizabeth Bennet che mi sta tenendo compagnia in queste fredde giornate nevose. C'è qualcosa di me nella Gemma di Venuto al mondo, perché anch'io, come lei, mi sarei follemente innamorata di un tipo artistico e passionale come Diego. Ah, dimenticavo! C'è qualcosa di me, ovviamente, anche nell'imbranataggine di Bridget Jones e nel suo essere un po' cicciottella, come tutte le persone normali.


8 febbraio 2012

30 giorni di libri #1

Ho odiato feisbuc dal primo momento in cui è apparso nella mia vita. Da quando ero a scuola e la sua moda non era ancora così dilagata, da quando all'improvviso, di punto in bianco, tutti hanno cominciato a fotografare tutto e tutti durante le ricreazioni, nelle pose più strane, con le bocche storte verso l'obiettivo e lo sguardo divertito o malizioso, ognuno feisbuc lo usa per quello che vuole in fondo.
No. Io che odio da sempre essere fotografata non potevo assolutamente finire su feisbuc e dare in pasto a tutti i miei passatempi, i miei sabati, le mie domeniche, i miei pensieri. Le cose mie insomma, che in quanto mie non possono, secondo me, diventare di dominio pubblico così...con un clic. Vuoi sapere che faccio domani? Vuoi sapere che musica mi piace? Vuoi sapere se guardo il grande fratello o no? Benissimo, quando mi incontri me lo chiedi. Me lo chiedi guardandomi negli occhi per favore. Se devo spettegolare preferisco farlo con la mia amica seduta sul divano con un thè o una cioccolata calda in mano, preferisco ridere insieme a lei, piuttosto che inserire uno smail da qualche parte.

Tutto questo giro di parole per dire che io non sono per niente una feisbucchiana, in questi giorni però ho visto rimbalzare da un blog all'altro un'iniziativa di feisbuc, iniziativa che mi piace e che quindi faccio rimbalzare anch'io tra i miei scarabocchi.
L'iniziativa si chiama 30 giorni di libri e consisterebbe nel rispondere ogni giorno a una domanda libresca, ovviamente io non avrò mai la costanza per rispondere giornalmente così ho deciso di spezzare le 30 domande in tre gruppi da dieci ciascuno, altrimenti potrei dare vita a un post di proporzioni cosmiche, come a volte succede d'altra parte.
Fatta la premessa, posso pure cominciare.

1) Il tuo libro preferito. 

Mille splendidi soli, di Khaled Hosseini, autore anche de Il cacciatore di aquiloni. In realtà ci sono tanti tanti libri che mi sono piaciuti tanto, come Uno, nessuno e centomila, Venuto al mondo, letto l'anno scorso tutto d'un fiato, Se questo è un uomo, così vero e così forte che a volte non riuscivo a continuare a leggere.

Credo però che quella di Mille splendidi soli è la storia che più di tutte mi è rimasta dentro. La storia di due
 donne, Mariam e Leila, di età diverse, di famiglie diverse, di caratteri diversi, donne che il caso farà ritrovare sotto lo stesso tetto, mogli dello stesso uomo, il violento Rashid. È una storia forte, dura, di violenza e amore, di morte e rinascita. È una storia di donne, di donne sfortunate, sottomesse alla volontà degli uomini.
Ricopio due frasi del libro che mi sono appuntata nel mio quadernino.

"Che senso ha dare un'istruzione a una ragazza come te? Sarebbe come lustrare una sputacchiera. E poi, in quelle scuole non imparerai niente di utile. C'è una sola abilità che serve a donne come te e come me e di certo non te la insegnano a scuola...una sola abilità: la sopportazione."

Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra. Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente. "A ricordo di come soffrono le donne come noi- aveva detto- di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso."


2) La tua citazione preferita 
Una citazione di Pier Paolo Pasolini che mi ha colpito da quando l'ho letta sul retro delle sue Lettere luterane, una frase che parla di noi giovani, scritta decenni e decenni fa, eppure ancora così attuale. Pasolini ha questo potere, secondo me, ha capito prima di altri quello che sarebbe successo e te ne accorgi leggendo i suoi scritti, i suoi articoli di giornale. Se non ti accorgessi della data di pubblicazione potrebbero benissimo sembrare pensieri scritti proprio oggi. 

Ad esempio questa citazione che da qualche mese tengo stampata nella mente non potrebbe essere stata scritta da uno di noi, proprio oggi?

Siamo stanchi di diventare giovani seri,
o contenti per forza, o criminali, o nevrotici:
vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare.
Non vogliamo essere subito già così senza sogni.


3) Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto. 
Domanda da un milione di dollari. Non lo so. Adesso mi vengono in mente i personaggi degli ultimi libri che ho letto, personaggi che sono cambiati e cresciuti nel corso della storia, personaggi che hanno scoperto di amarsi, che hanno scoperto di avere in sé una certa forza insospettabile. Personaggi femminili soprattutto. Essendo donna forse riesco ad immedesimarmi di più. Tanto per fare qualche nome, che tra un paio di giorni sarebbe di sicuro diverso, cito Victoria protagonista de Il linguaggio segreto dei fiori (di cui ho parlato qui), Maya de Il quaderno di Maya (di cui ho parlato qui) e Vita dell'omonimo romanzo di Melania G.Mazzucco, romanzo che ho letto qualche anno fa durante le vacanze estive e che mi ha fatto davvero emozionare. Descrive la condizione degli emigranti italiani in America, all'inizio del Novecento, attraverso gli occhi e le esperienze di due bambini che diventano adulti: Vita e Diamante.


4) Il libro più brutto che tu abbia mai letto. 
Un classico di un autore italiano morto il giorno in cui io sono nata, Alberto Moravia. Non posso farci niente, Gli indifferenti li ho odiati con tutta me stessa. Può darsi che l'odio sia scaturito dal fatto che fosse una lettura obbligatoria di scuola, ma non credo, perché anche Pirandello era da leggere per compito e mi è piaciuto subito. Il romanzo di Moravia non mi è piaciuto perché era composto da centinaia e centinaia di pagine che raccontavano le vicende di una famiglia borghese senza capo né coda, vicende che accadevano tutte nel corso di pochi giorni. Una narrazione a dir poco lentissima. Si, forse ciò che ha ucciso la mia attenzione e il mio interesse è stato soprattutto il ritmo. 


5) Il libro più lungo che tu abbia mai letto. 

Credo Venuto al mondo, di Margaret Mazzantini, che non è poi così lungo, poi comunque mi è sembrato bellissimo, quindi l'ho divorato subito. Purtroppo quando vedo un cumulo di pagine mi faccio prendere dallo sconforto, dal timore che chissà se riuscirò mai a finirle di leggerle tutte. Ad esempio Il secolo breve di Hobsbawn è lì, sulla mensola della libreria, da un bel po' di tempo. Lo ricomincio ogni volta, poi a un certo punto sento che ho bisogno di un romanzo, lo metto da parte e ce lo lascio per mesi e mesi, così quando lo riprendo la storia ricomincia dall'inizio. L'eterno ritorno dell'uguale. Ah, però sulla prima guerra mondiale sono ferratissima! Sono curiosa di vedere che cosa succederà con l'Anna Karenina che ho preso con "L'espresso" un po' di settimane fa.

6) Il libro più corto che tu abbia mai letto. 

Io e te, di Niccolò Ammaniti, credo. Non mi è piaciuto, più che altro non mi ha colpito per niente, quindi tempo un anno e l'avrò dimenticato.
Adesso che ci penso, forse è più breve L'amico ritrovato di Uhlman. Si, quello mi è piaciuto, visto il tema è impossibile rimanere indifferenti.
  



7) Il libro che ti descrive. 

Come ha scritto Carlos Ruiz  Zafon ne "L'ombra del vento" (che non ho letto) i libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro. Io credo che quando un libro mi piace è anche perché ritrovo tra le sue pagine delle bricioline di me, della me che sono stata, che sono, che sarò, in un caso addirittura ho trovato delle tracce della me che sarei stata se avessi preso una decisione piuttosto che un'altra. Quando ho letto La solitudine dei numeri primi ho pensato istintivamente che se avessi studiato matematica all'università sarei diventata un'asociale cronica, come Mattia. Che agonia! C'è qualcosa della me che ero a quattordici anni nella timidezza e nella paura della Margherita di Cose che nessuno sa, c'è qualcosa della me di adesso nella curiosità e nella voglia di ricominciare di Maya de Il quaderno di Maya e di Victoria de Il linguaggio segreto dei fiori. C'è qualcosa di me nei pregiudizi e nell'orgoglio dell'Elizabeth Bennet che mi sta tenendo compagnia in queste fredde giornate nevose. C'è qualcosa di me nella Gemma di Venuto al mondo, perché anch'io, come lei, mi sarei follemente innamorata di un tipo artistico e passionale come Diego. Ah, dimenticavo! C'è qualcosa di me, ovviamente, anche nell'imbranataggine di Bridget Jones e nel suo essere un po' cicciottella, come tutte le persone normali.
  



8) Un libro che consiglieresti.
 1984 di George Orwell, il libro del Big Brother. Credo che dovremmo leggerlo proprio tutti. 




9) Un libro che ti ha fatto crescere. 

Anche in questo caso non saprei. Credo che mi abbiano fatto crescere "mentalmente" 1984 di Orwell, Fahrenheit 451 di Bradbury e anche gli Scritti corsari di Pasolini.
  


10) Un libro del tuo autore preferito. 

Al momento non ho un autore preferito.
 Dal fatto che entrambi i libri che ha scritto mi sono piaciuti tantissimo dovrei dedurre che il mio preferito è Khaled Hosseini, in realtà mi piace tanto anche Pirandello. Della Mazzantini ho letto solo un libro, ma ha fatto centro come pochi altri. Al momento devo ancora trovarlo il mio scrittore preferito, perché devo, anzi voglio, leggere un sacco di libri per capire meglio.





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