22 luglio 2012

I love shopping, Sophie Kinsella

Dopo aver letto tanti pareri entusiasti sui libri di Sophie Kinsella e dopo la lettura impegnativa, e un po' noiosa, di "Sulla strada" di Kerouac, ho deciso di buttarmi sul primo dei romanzi chick lit che hanno per protagonista una spendacciona Rebecca Bloomwood, detta Becky.

La vita di questa scatenata ragazza inglese è un paradosso: nonostante non sappia niente di economia e finanza, scrive su "Far fortuna risparmiando" dando consigli alla gente su spese e risparmi sicuri, peccato che lei sia la prima, non solo a non saper risparmiare, ma anche ad avere un conto profondamente in rosso.
Becky compra qualsiasi cosa sia a portata di mano, anche la più inutile. Sciarpe, vestiti, stivali, bagnoschiumi finiscono nei suoi cassetti senza che lei riesca a mettere a fuoco che non ha più nemmeno un centesimo. Non sa resistere al fascino delle vetrine e dei saldi. Vorrebbe comprare tutto, perché tutto, potenzialmente, potrebbe essere utile. Forse.
I manager delle banche che si occupano di recupero crediti la cercano insistentemente, ma lei infila una scusa dopo l'altra, cercando di evitare l'incontro con loro. Alterna gambe rotte a mononucleosi fino all'esistenza di zia dal nome improbabile passata dall'ospedale al cimitero in men che non si dica. Prova a cambiare il suo stile di vita, ma inutilmente: non sa smettere di comprare.
A cambiarle la vita sarà il fortunato incontro con uno dei più ricchi uomini inglesi, Luke Brandon, un tipo serio e affascinante, colpito dalla spontaneità di Becky e dal modo in cui lei parla di economia. Non è una di quei cervelloni che infilano una parola complicata dopo l'altra, senza far capire niente ai lettori. Becky scrive in maniera semplice, spiegando la finanza con metafore concrete che fanno capire alla gente i concetti più complicati. Questa sarà la sua fortuna, grazie a questa sua originale capacità riuscirà a dare una svolta alla sua carriera di giornalista, saldando anche il suo debito.
Inutile dire che sarà così fortunata da trovare anche l'amore. Da un romanzo del genere non ci si può aspettare altro che il lieto fine.

Non è il genere di storia che piace a me, comunque. A tratti fa ridere, è vero, però è tutto troppo surreale e improbabile per i miei gusti.
Pian piano può darsi che leggerò tutta la serie, perché in fondo bisogna essere anche leggeri a volte, no? Almeno mi sono cimentata in qualcosa di diverso che non mi ha fatto ridere a crepapelle, ma sorridere sì. In me non c'è traccia di questa Becky Bloomwood, lo shopping non dico che lo odio, ma certo non lo amo. Ci convivo. Domani devo avventurarmi alla ricerca di un paio di scarpe nere da mettere per il battesimo della mia nipotina. Sono già in ansia all'idea. Che Becky sia con me, almeno domani!

7 luglio 2012

Istanti [Jorge Luis Borges, ma forse no]

Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

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