23 gennaio 2013

Chocolat, Joanne Harris

È il giorno di Carnevale quando Vianne Rocher e sua figlia Anouk arrivano, vestite di sgargianti colori, in un triste e grigio paesino, Lansquenet. Il loro arrivo certo non passa inosservato. Vianne è completamente diversa dalle donne del posto, ha una bimba ma è signorina, e non frequenta la chiesa. Due motivi più che sufficienti per essere guardata in malo modo da una comunità bigotta, tradizionalista e in fondo profondamente triste, guidata dal giovane prete Francis Reynaud. Le sue antenne captano subito il pericolo. Vianne indossa maglioni colorati e scollati, porta i capelli sempre sciolti, sorride, dà confidenza. Soprattutto, proprio all'inizio della quaresima, periodo di assoluta penitenza per i cristiani, lei decide di aprire niente meno che una cioccolateria, La Celeste praline. Vianne ama mescolare gli ingredienti e creare prelibatezze uniche, in grado di regalare un picccolo sollievo anche alle persone con le vite più noiose.
La cioccolateria si trova proprio nella stessa piazza della chiesa e Francis Reynaud passa il tempo a sbirciare dalla finestra quali tra le sue fedeli pecorelle cedono a quella tentazione lussuriosa. Così scopre che pecca Guillaume, il maestro in pensione, che ha come unico amico un cane molto malato, da cui non riesce a separarsi. Pecca Joséphine, moglie di Muscat, curva su se stessa, succube di un marito autoritario e violento che non la rispetta minimamente. Pecca Armande, ma di questo non c'è da meravigliarsi, anche lei è sempre stata fuori da tutti i canoni degli abitanti di Lansquenet, troppo libera rispetto agli altri. 
Vianne è una grande donna, accoglie tutti, per tutti ha il cioccolato giusto, quello in grado di farli stare meglio. Ascolta quello che questi cupi personaggi hanno da dirle e cerca come può di aiutarli. Ascolta Guillaume quando le dice che non sa se quella del suo cane è ancora vita, se vale la pena esistere così o sarebbe meglio lasciar perdere e mettere fine a tanta sofferenza. Accoglie Joséphine quando decide di lasciare Muscat, la vede cambiare di giorno in giorno, la vede diventare sempre più bella, sempre più allegra. Vianne difende con tutte le sue forze sua figlia e vorrebbe solo vederla felice, per questo pensa che in fondo a Lansquenet potrebbero anche fermarsi.
Sono state portate lì dal vento del Nord, quello stesso vento che seguiva la madre di Vianne, con lei dietro, per tutto il mondo. Seguendo il vento, le superstizioni e le carte insieme sono arrivate fino in America. Non si sono mai fermate in nessun posto. Scappavano dall'Uomo nero, un prete o forse ogni prete, tutta la chiesa. La madre di Vianne usava i suoi poteri per scavare nelle vite delle persone, ma lei, Vianne, usa la magia solo nella cucina. Nel cioccolato, in particolare. A New York la mamma di Vianne è morta di cancro, poco dopo è nata Anouk, la piccola straniera, come ama definirla Vianne. Lei che non crede nel dio cattolico spera che sua madre riviva proprio in lei, nella piccola Anouk, che saltella felice insieme all'amico immaginario Pantouffle. Anouk che chiede solo di fermarsi da qualche parte, smettendo di seguire quel vento del nord che non le fa mai affezionare a nessuno, che le costringe sempre a ricominciare da qualche altra parte.
Vianne spera di non ascoltare il vento, almeno stavolta. A Lansquenet ha trovato delle amicizie vere. C'è Armande che incarna una libertà imbarazzante per il tempo e il luogo, una libertà che la porta a decidere come e quando morire. Vianne sa quello che lei ha in mente, ma non la ostacola. Sopravvivere a volte è la peggiore sofferenza, perciò lascia Armande libera di morire, perciò consola Guillaume dicendogli che ha fatto bene a lasciare andare il suo cane. 
Francis Reynaud è sempre lì che guarda. Dal pulpito predica contro la cioccolateria, contro Vianne, che ha avuto addirittura il coraggio di programmare un festival della cioccolata per Pasqua, snaturando completamente il significato religioso di quel giorno. Vianne tenta le persone. Vianne ospita una donna che ha infranto i voti matrimoniali. Vianne non emargina nemmeno quei nomadi che si sono accampati sul fiume, soprattutto quel Roux dai capelli rossi. C'era già stato un tempo in cui erano arrivati quegli zingari al paese, ma il prete precedente, il pére di Francis, come lo chiama lui, aveva saputo come cacciarli. Ormai quel vecchio prete è in una clinica, immobile e incosciente. I medici dicono che non può sentire e che non si riprenderà più, ma il giovane curato, suo successore,va spesso a trovarlo e a parlargli, perché quel suo père gli ha cambiato la vita, forse in meglio o forse no. Francis Reynaud ha più dubbi di quello che potrebbe sembrare quando predica dal pulpito. Non ha nemmeno stima dei suoi fedeli. Pensa che siano tutte pecorelle ignoranti che per abitudine tornano sempre all'ovile. Al capezzale del pére Francis appare per quello che è: un uomo lontano dalla perfezione divina, un uomo cattivo, ligio ai suoi doveri, ma anche colpevole di gravi reati. Ha continui flashback del suo passato, un passato che l'ha visto, ragazzino, obbedire ai comandi del pére dando fuoco all'accampamento dei nomadi sul fiume Tannes, decenni e decenni prima. Due amanti erano morti, ma Francis era convinto che fosse stato il disegno di dio, non certo il frutto di un'azione provocata dalla sua volontà. Aveva ascoltato il suo pére verso cui nutriva una profonda fiducia, del tutto infondata, scoprirà pochi giorni dopo aver commesso quell'omicidio, quando trova il suo amato e casto e puro père tra le cosce di sua madre, in sagrestia. Insomma, anche Francis Reynaud ha i suoi problemi e prova a sfogarsi contro ogni forma di tentazione che reputa pericolosa. Peccato che poi, alla fine, ne rimanga vittima lui stesso.
Lansquenet nasconde molti segreti, ma con Vianne diventerà un posto migliore, più colorato, meno retrogrado, più felice, semplicemente.
Ma il vento del nord è tornato, Vianne lo sente. Spera tanto che stavolta la lasci lì, tra quelle case che l'hanno accolta, in fondo. Armande non c'è più, non c'è più il cane di Guillaume, Josephine ha riaperto il cafè di suo marito grazie anche all'aiuto di Roux.
Vianne sa che batte un cuoricino nella sua pancia, frutto di un'isolata notte d'amore con quel Roux che lei, senza sbagliarsi, sapeva essere innamorato (e ricambiato) dalla sua amica Josephine. Come Anouk la nuova bambina non avrà un padre, ma Vianne sa che sarà la figlia di un brav'uomo. 

Ho amato il film Chocolat dalla prima volta che l'ho visto, poi, casualmente, qualche tempo fa ho scoperto che fosse stato tratto da un romanzo di Joanne Harris, dal primo libro di una trilogia. Ho iniziato la lettura con qualche punto interrogativo, temendo che tutte le immagini del film stampate nella mia testa potessero rendere meno appassionanti quelle pagine. Invece no. Tolta la parte iniziale in cui mi sembrava di rivedere le stesse scene, il libro si discosta completamente dal film, tanto che, suppongo, se avessi prima letto il libro e poi visto il film, dal film sarei rimasta molto delusa. Quello che nel film è un sindaco nel libro è un prete, cosa che rende la storia molto più anticlericale. È netta l'opposizione tra una chiesa chiusa, rigida e triste e una Vianne che è libera, colorata e felice. Vianne che fin da piccola è dovuta fuggire dall'Uomo nero, che, mi pare di aver capito, rappresenti tutta la chiesa. Quella dipinta è una religione che vieta e incupisce, che ordina, ma non dà niente, perché lo stesso parroco è il primo a dubitare della verità dei suoi messaggi. 
Mi è piaciuto molto questo libro, perché racconta una storia originale, intrisa di ricette, prelibatezze, magia. C'è molta più magia, molta più superstizione nel libro rispetto al film. Le pagine a volte, per tutte quelle belle descrizioni, sembrano quasi profumare di cioccolato. Ti fanno venir voglia di sentir sciogliere un cioccolatino in bocca. Un libro godurioso e peccaminoso che alterna capitoli raccontati in prima persona da Vianne a capitoli raccontati in prima persona da Francis Reynaud. Un libro che mette insieme tante storie di persone profondamente diverse e mette al centro una meravigliosa donna, forte e libera, che non ha un uomo ma è felice. Un'eroina del tutto atipica.



♥ Le frasi che ho sottolineato
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