14 gennaio 2013

Grazie per quella volta, frasi [Serena Dandini]

Per cominciare, una donna che mangia con appetito piace agli uomini. Quasi sempre. Le eccezioni vanno evitate con cura. Diffidate degli scettici che inorridiscono quando gustate con le mani le spuntature d'abbacchio con contorno di patate al forno. Sono maschi pericolosi, che vi vorrebbero anoressiche e insicure per dominarvi meglio. Minano la vostra autostima a colpi di critiche sulle forme umanissime che vorreste sfoggiare con disinvoltura. Lasciateli subito prima che sia troppo tardi, per voi.

Visto che ce ne frega poco della sua irreprensibile tartaruga scolpita, sono sicura che anche l'esemplare uomo è attratto dal nostro mistero sessuale, senza le tette rifatte a tutti i costi.

Un ricercatore americano molto accreditato ha calcolato che, in media, un essere umano passa quaranta giorni della sua esistenza a cercare oggetti personali che non trova.

Una regola aurea stabilisce che un vestito non indossato per almeno due stagioni, al terzo inverno vada regalato. Consiglio per esperienza personale di agire in fretta, d'istinto, ficcare tutto in una busta non trasparente e consegnare subito a un amico fidato il bottino degli indumenti scartati. Se si lasciano lì per qualche giorno è inevitabile che uno ci ripensi: butti un occhio a quel maglione di lana andina che ti ricorda il primo bacio o la prima canna e a quel punto è finita. Piano piano, una cosa alla volta, si recupera il malloppo e non si butta via più niente.

C'è chi conserva per preservare la propria identità, privato delle cose che ha posseduto si sentirebbe perso, senza passato. Perché è fragile.

I miei sogni notturni svaniscono come la panna montata spray quando te la spruzzi in bocca. Faccio fatica a ricordarli. Se è vero, come dice Prospero nella Tempesta di Shakespeare, che noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, io sono fatta di materiale molto fragile e deperibile, che si dissolve al primo sorso di caffè.

Gli analisti sono utili quando si è giovani e ancora si può riparare qualcosa. Ma a una certa età si fa pace con i propri difetti e ci si convive tra alti e bassi, proprio come succede a ogni coppia pluricollaudata.

Penso che non ci sia niente di più sexy di un bugiardo seriale se è un galantuomo nei momenti che contano. Diciamo che il femminismo non è riuscito ad aggiustare proprio tutti i complicati sistemi autolesionisti di noi ragazze.

A risentirli oggi i complessi, così si chiamavano i gruppi musicali dell'epoca, fanno tenerezza perché sembrano arrivare dal pleistocene della musica e mi fa piangere quel desiderio di modernità e di futuro che erano sicuri di rappresentare.

Mi succede di struggermi un po' tutte le volte che si spezza il tempo alla fine dell'estate: c'è un giorno preciso in cui si capisce che quella stagione è andata e subdolamente ne parte un'altra. Potrà tornare il bel tempo ancora per molti giorni, ma non sarà più lo stesso. Tutti ancora a fare il bagno, a rosolarsi in spiaggia, ma qualcosa è cambiato per sempre, è finito un momento che non tornerà, perché la prossima sarà sicuramente un'altra estate e mi viene da piangere senza un motivo reale ma solo per l'idea dei cambiamenti ineluttabili, non perché è brutto ma proprio perché è bello.

Io ho un debole per le cause di forza maggiore. Come quando in montagna scoppia un temporale inatteso e invece di tornare a casa si decide di rimanere a dormire nel rifugio: cena squisita, coperte improvvisate e la vita prende subito un'altra piega. Amo gli imprevisti che cambiano le carte in tavola. Dirottare la giornata mi procura una gioia segreta.

E soprattutto mi faccio molta tristesa quando mi racconto bugie a cui non credo più. Perché prendersi in giro da soli, raccontandosi delle balle inaudite, e non ammettere più onestamente che se avete rifiutato quell'invito non è per un leggero mal di testa o perché domani vi dovete svegliare presto? Non vi va e basta. Invece no, perdete un sacco di tempo a costruirvi degli alibi assurdi, già sapendo che la parte migliore di voi non è così stupida e non crederà a una parola di quel cumulo di bugie. Una vita a raccontarvi balle inutilmente: lunedì mi metto a dieta, domani smetto di fumare, alle prossime vacanze metto a posto i libri per ordine alfabetico. Non siete più credibili eppure continuate a provarci con consapevole tristesa.

Rimanere in silenzio insieme, senza essere colti dall'ansia del vuoto, è una magia che  può riuscire solo a una coppia collaudata o a un'amicizia vera.

Non chiederti mai quello che le donne, per pietà, non ti dicono. Ci rimarresti molto male.

Lasciarsi sfiorire con grazia non è più concesso, bisogna essere fotogenici, telegenici, di bella e fresca presenza, sempre. Sennò ti trasformi facilmente in un dropout e piano piano vieni emarginato dalla società. Ci sono solo due eccezioni, due escamotage per sfuggire alla regola del forever young, come cantava Bob Dylan, ma sono strade un po' complicate: devi vincere un Nobel o diventare Papa, solo in questi casi ti puoi mostrare decrepito quanto ti pare e piace. Per tutti gli altri comuni mortali l'obbligo è perentorio: non dimostrare mai la propria età.

Siamo tutti legati da una catena infinita di insicurezze, una collana di esseri umani che si giudicano "non all'altezza" fino a che qualcuno spezza l'incantesimo dichiarandoci stima e amore eterno.

In amore si comincia pensando: "Ma come mai lui così fantastico sta con me?" e si finisce con "Ma perché io così meravigliosa sto con lui?". E si torna single.

Senza l'aiuto del computer e dell'elettronica la noia era il miglior amico che avevamo e non era così ripetitivo come la sequenza di un videogioco. Bisognava arrangiarsi da sé, visto che non era un problema dei tuoi genitori se passavi un intero pomeriggio in casa a ritagliare bambole di carta o a guardare le gocce di pioggia che rimbalzavano sul vetro. La noia portava consiglio e aguzzava l'ingegno. Con lo sguardo fisso sul nulla io proiettavo sulla finestra che dava sul cortile svariate fantasie futuribili: era un po' come stare al cinema, ma il film era la mia biografia ancora da girare.

Ognuno ha la sua posizione ideale sul divano. Quella da libro, quella da chiacchiere confidenziali, quella da tv che scivola piano piano nella figurazione definitiva: da sonno semicomatoso, che si raggiunge anche grazie al provvidenziale aiuto di alcuni programmi tv preposti all'uso. Io sprofondo volentieri, mansueta e leggera, e mi dispiace da morire alzarmi poi per andare a dormire. È un'agonia quando ti chiamano con quella insulsa frase: «Ma vieni a letto, che ci fai lì a dormire sul divano?». Che ci faccio qui a dormire sul divano? Dormo.
[...] «Ma perché stai lì scomoda?» Ma chi ti ha detto che sono scomoda?



♥ I miei scarabocchi su "Grazie per quella volta - Confessioni di una donna difettosa", Serena Dandini
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