11 gennaio 2013

Qualcuno con cui correre, frasi [David Grossman]

Si sentiva libero. [...] Libero come una stella che devia dall'orbita e solca il firmamento lasciandosi dietro una scia sfavillante.

"Un tempo piangevo moltissimo ed ero pieno di speranze. Oggi rido parecchio, un riso disilluso."

Quello era un coraggio da fifoni, un esibizionismo da timidi, il gesto di sfida di quelli che hanno paura della propria ombra.

"Decisi che se il mio destino era quello di non uscire mai da questa casa, allora vi avrei portato il mondo."

"Cosa credi? Che voglia stare sola? Ma sono fatta così, non riesco ad avvicinarmi veramente a nessuno. È un dato di fatto. È come se mi mancasse quella parte d'anima che si incastra negli altri, come nel Lego. Che si unisce veramente a qualcun altro. Alla fine tutto cade a pezzi. Famiglia, amici. Non resta più niente."

«Talvolta è più offensivo essere apprezzati per i motivi sbagliati che essere disprezzati per quelli giusti.»

Una notte [...] mentre se ne stava rannicchiata sul sedile posteriore in preda alla fame, si disse che cominciava a capire gli esseri umani che si abituano a vivere in regimi totalitari e oppressivi, isolandosi da quello che gli accade intorno. Se infatti si fermassero a pensare, a meditare sulla situazione ammettendo con se stessi, in assoluta onestà, di essere dei collaborazionisti, morirebbero di vergogna.

Pensò amaramente che va sempre così, lui cerca lei e lei cerca qualcun altro. Karnaf voleva Reli e Reli voleva l'americano. Perché non si poteva dare una bottarella al mondo, come si dà a una scatola piena di chiodi, e tutto torna a posto?

Adesso ha paura che la donna del sogno abbia ragione e che chi è pigro e sognatore come lei avrà una vita sbagliata, sbagliata!!!

Perché io, rispetto a loro, cosa sono? Una brava bambina tutta scuola e famiglia che se ne sta al suo posto, mentre loro si rifiutano di prendere parte al gioco cinico e ipocrita del mondo, respingono con coraggio l'arrivismo, la legge del "vinca il più forte"... Per un attimo provò invidia per quei ragazzi - per la loro libertà, per il loro coraggio di andare controcorrente, per l'audacia di essere disperati fino in fondo e di rinunciare alla sicurezza di una casa, di una famiglia, di genitori che, evidentemente, erano parte di un'unica, grande illusione, un diverso tipo di allucinogeno che esorcizzava l'ansia...


«Hai bisogno di uno con una mano grande così. [...]  Uno che se ne sta con la mano alzata, forte, ferma, come la statua della Libertà, ma senza quel cono gelato. Solo con la mano aperta, in alto e allora tu... [...] tu da lontano, da qualsiasi punto della terra, vedrai quella mano e saprai che lì potrai posarti e riposare.»

Avrebbe voluto dirle tante cose, ma non aprì bocca. Non perché avesse paura di lei ma perché si comportava sempre così con le ragazze. Con quasi tutte. Quando era in compagnia di una che gli piaceva si sentiva regredire nella scala evolutiva, fino a trovarsi rassegnato e sconfitto.

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