4 febbraio 2013

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, frasi [Audrey Niffenegger]


Perché l'assenza intensifica l'amore?

Le biblioteche mi fanno l'effetto delle mattine di Natale, come se fossero grandi scatole piene di libri bellissimi.

Mi dispiace. Non sapevo che saresti venuta, altrimenti avrei rimesso un po' d'ordine. Nella mia vita, voglio dire, non soltanto in casa.

«Si può essere fighi anche da morti. In effetti è addirittura più facile, perché non si diventa vecchi e grassi e non si perdono i capelli.»

«Non mi hai ancora dimostrato di essere vero» dice.
«Nemmeno tu.»
«Perché, ne dubiti?» mi domanda sorpresa.
«Magari ti sto sognando. Magari mi stai sognando tu; magari esistiamo soltanto nei nostri sogni e ogni mattina al risveglio ci dimentichiamo completamente l'uno dell'altra.»

Henry dice di venire dal futuro. Quand'ero piccola non ci vedevo niente di strano, non avevo idea di che
cosa volesse dire. Ora mi domando se significa che il futuro è un luogo, o qualcosa di simile dove poter andare: come andare in una direzione in modo diverso dall'invecchiare. Mi chiedo se potrebbe portarmi con sé.

A me le cose sembrano troppo casuali e prive di significato perché Dio possa esistere davvero.

«Io vorrei Dio. Si può?»
Mi sento come un cretino. «Certo che si può. È quello che credi tu.»
«Però io non voglio soltanto crederci. Voglio che sia vero.»

Mi sento in colpa per il fatto di voler evitare la tristezza; i morti hanno bisogno che noi li ricordiamo, anche se la cosa ci devasta, anche se possiamo soltanto ripetere "mi dispiace" fino a quando la frase non diventa insulsa come l'aria.

La causalità procede solo in una direzione. Le cose accadono una volta, una volta sola. Se le conosci... io mi sento in trappola, quasi sempre. Se sei nel tuo tempo e non sai... sei libero. Fidati.


«Ma lei non pensa» insisto io «che sia meglio essere estremamente felici per poco tempo, anche se quella felicità va perduta, che tirare avanti infelicemente tutta la vita

Per me la lezione più dura da imparare è la solitudine di Clare. A volte torno a casa e lei sembra irritata; ho interrotto una serie di pensieri, mi sono intromesso nel silenzio sognante della giornata. A volte sul suo volto vedo un'espressione che è come una porta chiusa. È entrata nella stanza della sua mente e resta lì seduta a tessere chissà che. Ho scoperto che a Clare piace stare da sola. Ma ogni volta che torno dai miei viaggi nel tempo è sempre sollevata.

Il mio corpo voleva un bambino. Mi sentivo vuota e volevo riempirmi. Volevo qualcuno da amare che non se ne andasse: che restasse con me, che fosse sempre qui. E volevo che Henry fosse dentro questo bambino,
cosicché andandosene non sparisse del tutto, perché ci fosse qualcosa di lui, con me... come un'assicurazione in caso di incendio, di inondazione, di calamità naturale.

Preferivo quando eravamo giovani anarchici rivoluzionari. Meglio far saltare in aria qualcosa che leccare culi.

Eri tu, Clare, eri tu da vecchia, nel futuro. È stato dolce, Clare, non hai idea quanto, venire ad abbracciarti come dalla morte e vedere gli anni passati presenti sul tuo viso. Non ti dirò altro, così potrai immaginarlo, così potrai improvvisarlo quando sarà il momento, perché il momento verrà. Ci rivedremo, Clare. Fino ad allora vivi appieno in questo nostro mondo bellissimo.
Ora è buio e sono molto stanco. Ti amo, sempre. Il tempo non è nulla.

♥ I miei scarabocchi su "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo", Audrey Niffenegger
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