9 marzo 2013

Norwegian Wood, Murakami Haruki

Era da tanto tempo che non incrociavo una storia così, una storia capace di prendermi fin dall'inizio, una storia che non mi ha dato tregua finché non sono arrivata all'ultima pagina.
Il nostro primo incontro, mio e di Murakami, non poteva essere migliore di così. Questa storia di solitudine e dolore, di speranza e riflessione, questa storia di angoscia, morte e rinascita resterà per sempre in un angolino del mio cuore. Lo so. Lo sento.
C'ho messo tanto tempo per scrivere qualcosa su questo libro, ma dopo averlo finito avrei voluto riempire tutta la pagina bianca di bello, bello, bello e non mi sembrava il caso, anche se è quello che penso ancora adesso. Norwegian wood entrerà a far parte della schiera dei miei libri preferiti, forse è prematuro dirlo adesso, a caldo, ma sento che sarà così.

La storia inizia quando Tōru Watanabe atterra all'aeroporto di Amburgo con il sottofondo musicale di una canzone dei Beatles, canzone che lo riporta immediatamente indietro nel tempo. Vent'anni prima, sul finire degli anni Sessanta, era un ragazzo qualunque, triste e solitario, emarginato dagli altri o forse solo da se stesso. Le note di "Norwegian Wood" nell'aria lo riportano indietro fino a Naoko. Com'era Naoko? Tōru sembra non ricordarlo più. Eppure ha bisogno di tenere in vita la promessa che le ha fatto quel giorno. Le ha promesso che non l'avrebbe mai dimenticata. Deve riportarla in vita. Decide di farlo con le sue parole.
Ecco che ha inizio la storia, come un lungo flashback in cui Tōru ripercorre quegli anni tristi e confusi della fine della scuola e dell'università. Lui è uno di quelli che per capire le cose ha bisogno di scriverle e allora inizia a riempire le pagine con tutto quello che l'ha distrutto e che, al tempo stesso, l'ha tenuto in vita. L'amicizia. L'amore. La morte. 
Erano belli e giovani lui e Naoko quando si sono conosciuti. Naoko era la ragazza di Kizuki, l'unico amico di Tōru, un ragazzo brillante e spigliato che un giorno, all'improvviso, si toglie la vita. Tōru è l'ultimo a vederlo in vita, l'ultimo che ci gioca a biliardo, l'ultimo che gli parla. Dopo la morte di Kizuki quel posto non ha più niente da offrire a Tōru, che se ne va per andare a studiare qualcosa che in realtà non lo appassiona. 
Del tutto casualmente un giorno lui e Naoko si rincontrano. Lei è bellissima, con quei capelli lisci appuntati con un fermaglio. È una ragazza di poche parole, che viveva talmente in simbiosi con Kizuki da sentirsi morta a metà anche lei, ora che lui non c'è più. Non parlano mai di lui Tōru e Naoko. Passeggiano uno accanto all'altra, ma mantengono le distanze, fino al giorno in cui lei compie vent'anni. Quel giorno il loro passato comune, estremamente doloroso, arriva a galla. Intorno alla torta di compleanno Naoko non potrà più trovare l'unico vero grande amore della sua vita. Scoppia a piangere. Tōru l'avvolge in un abbraccio spontaneo. Lei piange e lui cerca di proteggerla come può. Quel giorno fanno l'amore. Potrebbe sembrare l'inizio di una storia d'amore che fonderà due solitudini per costruire qualcosa di più grande e bello, ma non lo è. Non faranno mai più l'amore loro due, anche se si ameranno ancora, con carezze, parole, sguardi.
Naoko è troppo fragile, non ce la fa. La sua giovane vita ha già dovuto affrontare due suicidi: quello di sua sorella e quello del suo ragazzo. Non può sopportare un peso così grande. Ha bisogno d'aiuto, per questo lascia l'università e si rifugia in una specie di clinica immersa nella natura, dove tutti si aiutano a vicenda. Tōru le fa visita qualche volta, le promette che l'aspetterà fuori da lì. 
Fuori da lì c'è il suo collegio. Non ha amici, se non un tipo esaltato che è convinto di poter fare grandi cose nella vita, Nagasawa. È un cinico, che prova a coinvolgere Tōru nelle sue avventure notturne, riuscendoci all'inizio. Tōru non è abituato a passare da un letto all'altro senza coinvolgimenti emotivi, non si sente bene a comportarsi così, per questo un giorno smette di emulare Nagasawa, anche perché ha promesso a Naoko, ricoverata in quella specie di clinica psichiatrica, che non avrebbe più fatto l'amore con nessun altra. Tōru sente di amare Naoko.
Almeno questo è quello che si racconta per gran parte del tempo. Mentre Naoko è lontana, in cura, lui conosce una vulcanica ragazza coi capelli corti, Midori, che frequenta il suo stesso corso. Midori è una botta di energia, è mille cose tutte insieme. È strana, forte, solare, è curiosa. Ha tanti interessi e una gioia di vivere che spiazza in parte Tōru. Eppure anche lei, come tutti i protagonisti del romanzo, ha una ferita profonda nel cuore. La madre è morta di cancro, anche il padre ha lo stesso male e ha davanti a sé poco altro tempo. Midori è distrutta dal dolore, ma non lo dà mai a vedere, lei è una ragazza alternativa, tranquilla, una ragazza che crede ancora nella bellezza della vita, nonostante la sua, finora, non sia stata altro che un insieme di dolore e sofferenza. Come Naoko anche lei avrebbe i suoi buoni motivi per lasciarsi andare, per buttarsi a terra, per passare il tempo pensando a quello che non potrà più essere, ma non lo fa. Midori ama la vita, ha un entusiasmo in grado di contagiare gli altri. Proprio lei dice:
Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.
Poi tutto andrà bene. Midori ci crede e ci fa credere anche l'amico Watanabe, che giorno dopo giorno diventa sempre più importante per lei. Tōru è combattuto, forse ama entrambe le sue donne: Naoko, fragile e indifesa che ha bisogno di lui per restare a galla, e Midori. Chi scegliere? Come farlo senza ferire nessuno? 
Quello che si sa fin dall'inizio del romanzo, quando Watanabe ripensa a Naoko accorgendosi di non ricordarne i tratti del volto, è che non sarà lei la donna della sua vita, ma la sensazione è che questo non sia dovuto solo a una scelta di Tōru. C'è un'atmosfera cupa e angosciante intorno Naoko. Si percepisce che non finirà bene. 
Questa almeno era la mia sensazione. Non ho avuto dubbi su chi preferivo tra le due donne di Tōru: Midori. Per questo la fine mi ha spiazzata, perché è una fine a metà. Una fine sospesa. Forse ogni lettore può inventarsi quella che preferisce. Odio i libri e i film senza un finale definito, ma per Norwegian Wood faccio un'eccezione. Resta il fatto che sarei stata più contenta se Murakami si fosse degnato di scrivere altre cinque righe, tanto che c'era, per darmi la certezza che Watanabe e Midori si sarebbero riappacificati. Comunque visto che è un finale mezzo aperto e che posso immaginarmi quello che voglio, io mi immagino questo: che lui e Midori, così tanto travagliati nelle loro giovani vite, abbiano trovato il loro "e vissero felici e contenti".

Midori resterà nel mio cuore. Un bellissimo personaggio femminile, per i miei gusti. Fragile e forte. Donna e bambina. Determinata. Semplice. Innamorata. Dignitosa, anche nel modo di vivere il proprio dolore. Il suo è il personaggio che più mi ha conquistata in questo romanzo, ma mi sono molto affezionata anche al narratore. A volte avrei voluto prendere per mano Naoko e dirle che ci sarebbe stato qualcosa di bello anche per lei, ad aspettarla chissà dove, chissà quando, nel futuro. 
Quella di Norwegian Wood è una storia difficile, una storia che non ho saputo raccontare come avrei voluto, una storia d'amore, ma non solo. Non so come sia riuscito Murakami a scrivere tante pagine così intense, non cadendo mai in una banale descrizione strappalacrime della sofferenza dei suoi personaggi. La storia conta ben quattro suicidi, cosa che di per sé mi ha riempita di angoscia. Eppure, alla fine, quando sono  restata sospesa in quella telefonata tra Midori e Watanabe, quando le parole sono terminate ed è rimasto solo lo spazio bianco, l'angoscia non era il sentimento che prevaleva in me. Sentivo qualcosa di più simile alla speranza. La speranza che per tutti noi, qualunque sia la cicatrice che ci portiamo dentro, ci sia un futuro migliore da qualche parte, popolato da persone che sapranno aiutarci a rimarginarla, quella cicatrice. Dobbiamo solo crederci ed essere abbastanza curiosi per andare a vedere come sarà, il nostro futuro.

Ecco la colonna sonora del romanzo. La canzone preferita di Naoko.


♥ Le frasi che ho sottolineato
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