12 aprile 2013

Il miglio verde, frasi [Stephen King]

Anche un orologio fermo è giusto due volte al giorno.

«Ehi, signor Edgecombe», mi chiese, «lei pensa che se un uomo si pente sinceramente delle cose sbagliate che ha fatto, può darsi che ritorna al tempo che per lui è stato il più felice a viverci per sempre? Può essere che il paradiso è fatto così?»
«È pressoché così che l'ho sempre immaginato io».

Il fatto semplice è che il mondo gira. Puoi sederti e girare con il mondo o puoi alzarti in piedi per protestare e venire catapultato fuori.

Ho tempo da vendere e me ne avanza ancora da regalare.

La ganascia si era inceppata e non riuscivo a chiuderla. Sentivo Del che, sforzandosi di rintuzzare il cuore devastato dalla paura, respirava a grandi boccate, riempiendosi i polmoni che di lì a meno di quattro minuti si sarebbero ridotti a due sacchetti carbonizzati. Che avesse ucciso una mezza dozzina di persone sembrava in quel momento l'aspetto di lui meno significativo. Non sto cercando di esprimere concetti su bene e male; racconto solo com'era.

Ho scoperto che scrivere è una forma di reminescenza molto speciale e a suo modo terrificante, contiene un elemento di totalità in cui mi sembra di riconoscere analogie con lo stupro. [...] Ritengo che l'abbinamento di matita e memoria dia origine a una sorta di virtuale magia.

Amore tra le rovine. Ci saranno quelli tra voi che lo troveranno fuori luogo e tutti gli altri lo giudicheranno grottesco, ma lasciate che vi dica una cosa, amici miei: sempre meglio un amore bizzarro che nessun amore.

Me la caverò, non sono assassini, doveva aver pensato. E subito dopo, chissà, ricordando Old Sparky, poteva aver riflettuto che invece lo eravamo. Io ne ho giustiziati settantasette, più di quanti ne abbiano singolarmente uccisi quelli a cui ho stretto la cinghia sulla sedia, più di quanti siano stati accreditati al sergente York nella prima guerra mondiale.

«Ho fatto alcune cose nella mia vita di cui non vado fiero, ma questa è la prima volta che mi sento veramente in pericolo di finire all'inferno.»
Lo guardai per assicurarmi che non stesse scherzando. Non ebbi questa impressione. «In che senso?»
«Nel senso che ci stiamo preparando a uccidere un dono di Dio», rispose. «Uno che non ha mai fatto male né a noi, né ad altri. Che cosa potrò dire se mi dovessi trovare al cospetto del Padre Nostro Onnipotente e Lui mi chiedesse di spiegargli perché l'ho fatto? Gli rispondo che era il mio lavoro? Il mio mestiere?»

«Non ne posso più del dolore che sento e vedo, capo. Non ne posso più di vivere in strada, solo come un pettirosso sotto la pioggia. Mai un amico da andarci assieme, un amico che mi dice da dove veniamo e dove stiamo andando e perché. Non ne posso più della gente cattiva che si fa del male. Per me è come cocci di vetro piantati nella testa. Non ne posso più di tutte le volte che ho voluto rimediare e non ho potuto. Non ne posso più di stare al buio. Soprattutto è il dolore. Ce n'è troppo. Se potessi smettere di sentirlo, lo farei. Ma non posso.»

Old Sparky mi appare come un tale ordigno di perversità, quando torno con la memoria a quei giorni, una così micidiale invenzione della follia. Fragili come vetro soffiato, siamo noi, anche nelle condizioni migliori. Ammazzarci l'un l'altro con il gas e l'elettricità e a sangue freddo? Che follia. Che orrore.

Tutti noi dobbiamo morire, non ci sono eccezioni, lo so, ma certe volte, oddio, il Miglio Verde è così lungo.


♥ I miei scarabocchi su "Il miglio verde", Stephen King
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