16 aprile 2013

L'amore quando c'era, frasi [Chiara Gamberale]

Te lo ricordi quando mi insegnavi a usare la frizione? L’insegnante di guida e mio papà ci avevano provato a spiegarmelo, ma niente. Poi sei arrivato tu, mi hai detto metti un piede lì e un altro qui, e tutto mi è sembrato facilissimo.
Che sarà, la vita, rispetto a guidare una macchina?
Niente.
E allora forza.
Spiegami come si fa.

Non hai voglia di spiegarmi che cos'è che non va, di preciso? Magari stai ancora una volta confondendo il pedale del freno con quello della frizione. Non sarebbe un errore da poco.

Credo che il problema della mia vita, ora come ora, non sia esattamente che qualcosa non va: magari. Significherebbe che c’è, nella mia vita, qualcosa di così necessario, di così urgente, da fare la differenza, se funziona bene o se funziona male.
Invece quel qualcosa non c’è.

«Possibile non ci sia niente che vi piace fare al punto di scommetterci su tutta la vita?» Come un mantra, lo ripeteva. E ancora, a me: «E’ incredibile, Tommaso, incredibile. Tu e gli altri parlate delle facoltà che avete scelto come di un altro posto di mare a caso dove andare a campeggiare, anziché per un’estate, per un po’ di anni, che tanto una spiaggia vale l’altra. Ma, cazzo, vi lascia così indifferenti la prospettiva di un lavoro che non abbia precisamente a che fare con la roba che nel profondo vi rode dentro, con quello che nel profondo siete? Io se non farò quello che voglio, se non diventerò una scrittrice, se i miei libri non verranno tradotti in tutto il mondo, già ho la piena consapevolezza, oggi e qui, che sarò una donna infelice, con gli occhi tipo punte di spillo: ce l’hai presenti, Tommaso? Le persone con quegli occhi lì. Sono tantissime, tantissime. Non fanno quello che sono nate per fare, non frequentano persone che mettono in gioco la loro parte più fastidiosa, quella che però fa la differenza fra loro e il resto del mondo, quella che uno la guarda e dice “io”: e si trascinano, per le strade e per le giornate, con i loro occhi spenti, con i loro occhi tristi».

La paura di perderci s’era ingoiata pure quella. È per questo, Fumetto, che ti ho lasciato.
È di questo che io m’ero accorta, e tu no.
Di come avremmo rischiato davvero di perderci solo rimanendo insieme.
Mi sei mancato come può mancare una gamba, un occhio, il naso. Passava il tempo, ma tu non mi passavi.

Ti eri accorto che sì, certo: l’amore è meglio quando c’è.
Ma che poi, quando c’è, quando è vero, quando si ostina a voler durare, tira fuori il peggio di noi.

Si può diventare orrendi, a stare insieme. Nessuno rischia di farci esprimere la nostra bassezza e la nostra volgarità come chi può considerare un’abitudine vederci nudi.

Persone come noi, persone incapaci di stare davvero bene mentre stanno bene, rendono perfetto solo quello che hanno già vissuto o che potranno vivere.

Perché l’amore, Fumi, sarà senz'altro meglio quando c’è. Ma per persone come noi diventa perfetto solo quando c’era.

Se non riesci a uscire dal tunnel, arredalo. [Su suggerimento di Marta]


♥ I miei scarabocchi su "L'amore quando c'era", di Chiara Gamberale
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