5 giugno 2013

Il ballo, Irène Némirovsky [frasi]


Da allora Antoinette non le aveva mai più dato baci che non fossero quelli del risveglio e della buonanotte, che genitori e figli potevano scambiarsi sovrappensiero, come strette di mano tra sconosciuti.

Nessuno le voleva bene, non una sola anima al mondo... Ma non si rendevano conto, ciechi, idioti, che lei era mille volte più intelligente, più splendida, più profonda di tutte queste persone che osavano crescerla, educarla, istruirla... Dei volgari parvenu, ignoranti... Ah! Come aveva riso di loro tutta la sera, senza che se ne accorgessero, ovviamente... Poteva piangere o ridere sotto i loro occhi, non si sarebbero degnati di vedere niente... Una figlia di quattordici anni, una ragazzina, qualcosa di spregevole e basso come un cane... Con quale diritto la mandavano a dormire, la punivano, la insultavano? "Ah! Vorrei che morissero".

«Vorrei morire; Dio fa' che io muoia... Dio mio, Madonnina, perché mi ha fatta nascere tra loro? Puniteli, vi prego... Puniteli una volta e poi muoio in pace...»

Stupidi, non vedrete mai più questa carne vellutata e le palpebre lisce, intatte, fresche e ombrate, e questi begli occhi spaventati, sfrontati, che chiamano, ignorano, aspettano... Mai più, mai più... Aspettare... E i cattivi desideri... Perché quell'invidia vergognosa, disperata, che consuma il cuore, nel vedere passeggiare due innamorati al tramonto, che si baciano mentre camminano e vacillano un poco, come ebbri?... Un odio da zitella a quattordici anni? Eppure sa che avrà anche lei la sua parte; ma ci vorrà tanto tempo, così tanto, non arriverà mai, e, nell'attesa, quella vita meschina, umiliata, le lezioni, la dura disciplina, la madre che grida...

Ancora un'ora persa, sprofondata nel nulla, che è colata via tra le dita come acqua e che non tornerà più... "Vorrei andarmene lontano, oppure morire...".

Era l'attimo, l'istante impercettibile in cui si incrociavano "sul cammino della vita": una stava per spiccare il volo, l'altra per sprofondare nell'ombra. Ma non lo sapevano. Eppure Antoinette ripeté piano: «Povera mamma...»



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