10 settembre 2013

Sofia si veste sempre di nero, Paolo Cognetti

[Scritto qualche notte fa].

Sofia si veste sempre di nero, io mai. Il suo colore preferito è quello meno presente nel mio armadio. Mentre scrivo di lei, alle dieci di una sera di inizio settembre, quando ho appena infornato un dolce al cioccolato, ho addosso un pigiama che Sofia non avrebbe mai messo: rosso con un sacco di fiori bianchi e blu. Un botto di colori che le presterei volentieri, per provare a farle passare un po' di allegria da fuori a dentro, quasi per osmosi.
Perché Sofia non è allegra mai, nemmeno per sbaglio. È nera fuori e dentro, figlia unica di un padre assente e di una madre che per la famiglia ha smesso di esistere. Sofia non è stata una figlia voluta, ma un incidente di percorso, legalizzata in fretta e fuga da un matrimonio riparatore come mille altri. Tra i suoi genitori non c'è mai stato l'amore. La madre, Rossana, è una donna grigia, senza più sogni ed energia, senza più voglia di andare avanti, incapace di prendere in mano la propria vita. Il padre, Roberto, è un ingegnere dell'Alfa Romeo, che vive per il suo lavoro ed è completamente assente dalla vita della sua bambina, tanto che lei non sa cosa scrivere quando a scuola le danno da fare un tema sul papà: lei non lo conosce.
Sofia è il frutto non cercato di una famiglia mai davvero nata, che va a rotoli, che non esiste. La sua infanzia è segnata dalla paura: paura che i genitori possano divorziare, paura che quella parola che ha bussato a casa del suo amico (tumore) bussi anche alla sua lasciandola ancora un po' più sola.
Crescendo il suo umore non cambia: ha paura, non si sente compresa, prova a ribellarsi in ogni modo che conosce. Finalmente si affaccia nella sua vita la zia Marta, in passato attivista politica nelle file di estrema sinistra, che si prende a cuore la nipote oramai cresciuta e la porta con sé, lontano da quella famiglia che famiglia non è e che a Sofia sa dare solo ansia e preoccupazioni.
Nonostante il nero con cui si avvolge, Sofia vorrebbe essere felice adesso, in ogni istante, ha ancora delle speranze addosso, benché viva ogni giorno con l'incubo di diventare come la madre. Invece non lo è. Sofia non è spettatrice della propria vita, come Rossana, Sofia cerca di prendersi quello che vuole. Sogna di fare l'attrice, per recitare altre vite, per allontanarsi dalla sua. Al contrario della madre non lascia che questo resti un sogno irraggiungibile, ma si impegna per acchiapparlo, trasferendosi anche molte volte, cercando il suo posto nel mondo, il suo angolo felice. Milano, Roma, infine New York.

Sofia si veste di nero e sa quello che vuole. È una donna in gamba, ribelle, caotica, ma anche determinata. È un bel personaggio. Una donna interessante che chissà quante cose avrebbe da raccontare se solo non si chiudesse a riccio.
Mentre scrivo, adesso, sono avvolta dal profumo del mio dolce appena sfornato. A Sofia ne offrirei volentieri una fetta, così, tanto per provare a ficcarle in testa che non è completamente sola al mondo e che ci sono tante piccole cose per cui vale la pena vivere, nonostante tutti i casini che gli altri ci possono aver provocato. A dir la verità non offrirei una fetta di torta a tutte le Sofie che riempono queste pagine: a volte avrei voluto più che altro sbatterle la testa contro il muro per farla rinsavire. È stato un rapporto altalenante il nostro, durato, complessivamente, qualche ora.

Sofia si veste sempre di nero non è un romanzo, non nel senso classico. Paolo Cognetti affida al narratore Pietro, un aspirante scrittore che ha conosciuto Sofia a New York, il compito di dipingerla come meglio crede. Ne nascono dieci racconti, dove Sofia non è sempre la protagonista, pur essendo presente ogni volta. L'autore, insomma, ha costruito una specie di puzzle, scrivendo dieci racconti su dieci aspetti diversi della vita di Sofia. È un continuo andare avanti e indietro nel tempo, un continuo cambiamento di spazi e anni, è come se ci fossero tanti asterischi pronti a rimandare ad altre pagine, ad altri eventi che alla fine si incastrano alla perfezione. È così che conosciamo Sofia, come se fosse il risultato di un puzzle complicato che solo alla fine esce fuori in tutta la sua interezza e bellezza.

«È che tu sei comunista dentro - le dice Sofia -. Voi siete come i cattolici, vi fate un culo così perché credete nel futuro. Io voglio essere felice adesso»


♥ Le frasi che ho sottolineato


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