17 ottobre 2013

Una stanza tutta per sé, frasi [Virginia Woolf]


Una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé, se vuole scrivere romanzi. 

I poeti viventi esprimono un sentimento che in realtà viene creato in noi e che ci viene estorto sul momento. Anzitutto, non lo riconosciamo; spesso, per qualche motivo, ci spaventa; l'osserviamo con attenzione e lo confrontiamo gelosamente, sospettosamente, col vecchio sentimento che conoscevamo. Di qui la difficoltà della poesia moderna; ed è a causa di questa difficoltà che non riusciamo a ricordare più di due versi  consecutivi di qualunque poeta moderno.

Dobbiamo dare la colpa alla guerra? Quando i cannoni spararono nell'agosto del 1914, i visi degli uomini e delle donne mostravano con tanta reciproca chiarezza che era stato ucciso il romanticismo?

Era quel momento fra due luci, quando i colori vengono intensificati e la porpora e l'oro bruciano sui vetri delle finestre come il battito di un cuore eccitabile; quando chissà perché la bellezza del mondo [...] così presto peritura ha due tagli, uno ridente, l'altro angoscioso, che ci dividono il cuore.

Così com'è strutturato l'essere umano, il cuore, il corpo e il cervello sono mescolati, e non rinchiusi in contenitori isolati - come senza dubbio saranno tra un milione di anni - e una buona cena è molto importante per una buona conversazione. Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si è cenato bene.

Riflettevo [...] su quale fosse l'effetto della povertà, e quale quello della ricchezza sulla mente.

Perché gli uomini bevevano vino e le donne acqua? Perché un sesso era così prospero e l'altro così povero?Quale effetto ha la povertà sul romanzo? Quali sono le condizioni necessarie alla creazione di un'opera d'arte? Mille domande si affollavano tutte insieme. Ma occorrevano le risposte, non le domande.

Avete idea di quanti libri si scrivono sulle donne in un anno? Avete idea di quanti sono scritti da uomini? Sapete di essere l'animale forse più discusso dell'universo?

La vita, per entrambi i sessi - e li guardavo passare, lottando per farsi strada - è ardua, è difficile, una continua lotta. Richiede coraggio e forza giganteschi. Più che altro, forse, poiché siamo creature d'illusione, richiede fiducia in se stessi. Senza fiducia in noi stessi siamo come bambini in culla. E come possiamo generare in noi, più rapidamente possibile, questa imponderabile eppure inapprezzabile qualità? Pensando che gli altri sono inferiori a noi. Sentendo che abbiamo qualche superiorità innata rispetto agli altri.

Per tutti questi secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi, dal potere magico e delizioso di riflettere raddoppiata la figura dell'uomo. [...] Qualunque sia il loro uso nelle società civilizzate, gli specchi sono essenziali a ogni azione violenta ed eroica. Perciò Napoleone e Mussolini insistono tanto enfaticamente sull'inferiorità delle donne, perché se esse non fossero inferiori cesserebbero di ingrandire loro. Questo serve in parte a spiegare la necessità che gli uomini spesso sentono delle donne. E servono a spiegare come li fa sentire inquieti la critica femminile; come a lei sia impossibile dir loro che il libro è brutto, il quadro difettoso, o cose del genere, senza provocare assai più dolore e suscitare assai più rabbia di quanta potrebbe suscitarne un uomo con la stessa critica. Perché se la donna comincia a dire la verità, la figura nello specchio rimpicciolisce; l'uomo diventa meno adatto alla vita.

Per cominciare, dover fare sempre un lavoro indesiderato, e farlo da schiava, lusingando e sorridendo controvoglia, benché non sempre fosse necessario, ma ci sembrava tale e non potevamo correre rischi; e poi il pensiero di quell'unico talento, che era la morte nascondere - piccolo, ma caro a chi lo possiede - il quale languiva, e con esso la mia persona, la mia anima; tutto questo diventava come una ruggine, una peste che divorava il boccio di primavera, che distruggeva il cuore della pianta.

Nessuna forza al mondo può togliermi le mie cinquecento sterline. Cibo, alloggio e vestiti sono miei per sempre. Pertanto non solo cessano lo sforzo e la fatica, ma anche l'odio e l'amarezza. Non ho bisogno di odiare nessun uomo; non può ferirmi. Non ho bisogno di lusingare nessun uomo: non ha nulla da darmi.

Fra cento anni, d'altronde, pensavo giunta alla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati. La balia scaricherà il carbone. La fruttivendola guiderà una macchina. Ogni presupposto basato sui fatti osservati quando le donne erano il sesso protetto sarà scomparso; ad esempio [...] l'idea che le donne, i preti e i giardinieri vivano più a lungo. Togliete questa protezione, esponete le donne agli stessi sforzi e alle stesse attività, lasciatele diventare soldati, marinari, camionisti e scaricatori di porto, e vi accorgerete che le donne muoiono assai più giovani e assai più presto degli uomini [...].
Può accadere qualunque cosa quando la femminilità cesserà di essere un'occupazione protetta.

Le donne hanno illuminato come fiaccole le opere di tutti i poeti dal principio dei tempi. [...] I nomi si affollano alla mente, e non richiamano l'idea di donne mancanti "di personalità e di carattere". Infatti, se la donna non avesse altra esistenza che nella letteratura maschile, la si immaginerebbe una persona di estrema importanza, molto varia; eroica e meschina, splendida e sordida; infinitamente bella ed estremamente odiosa, grande come l'uomo, e, pensano alcuni, anche più grande. 
Ma questa è la donna nella letteratura. Nella realtà, come osserva il professor Trevelyan, veniva rinchiusa, picchiata e malmenata.
Ne emerge un essere un essere molto strano e composito. Immaginativamente, ha un'importanza enorme; praticamente, è del tutto insignificante. Pervade la poesia, da una copertina all'altra; è quasi assente dalla storia. Nella letteratura, domina la vita dei re e dei conquistatori; nella realtà, era la schiava di qualunque ragazzo i cui genitori le avessero messo a forza un anello al dito. Dalle sue labbra escono alcune tra le parole più ispirate, alcuni tra i pensieri più profondi della letteratura; nella vita reale non sapeva quasi leggere, scriveva a malapena, ed era proprietà del marito.

Sarei capace di scommettere che Anonimo, il quale scrisse tante poesie senza firmarle, spesso era una donna.

Tutto si oppone alla possibilità che l'opera esca dalla mente dello scrittore completa e integra com'era stata concepita. Di solito le si oppongono le circostanze materiali. I cani abbaiano; la gente interrompe; bisogna far soldi; la salute non regge. Inoltre, ad inasprire e ad accrescere tutte queste difficoltà, c'è la notoria indifferenza del mondo.

"Signore, una donna compositrice è come un cane che cammina sulle zampe posteriori. Non lo fa bene, ma vi sorprende il fatto stesso che lo faccia". [Cecil Gray]

Per darsi il coraggio di scrivere, deve supporre che ciò che scrive non sarà mai pubblicato.

Il denaro conferisce dignità a ciò che è frivolo se non è pagato.

E poiché un romanzo ha questa corrispondenza con la vita reale, i suoi valori sono, fino a un certo punto, quelli della vita reale. Ma è ovvio che i valori delle donne sono spesso diversi dai valori costruiti dall'altro sesso; questo è naturale. Eppure sono i valori maschili a prevalere. Parlando grossolanamente, il calcio e lo sport sono "importanti"; il culto della moda, l'acquisto di vestiti, "futili". 

L'impulso autobiografico forse si è spento. La donna forse ha cominciato ad usare la letteratura come arte e non come metodo di autoespressione.

Era strano pensare che tutte le grandi donne della letteratura erano state, fino ai tempi di Jane Austen, non solo viste dall'altro sesso, ma viste solo in relazione all'altro sesso.

Sarebbe un gran peccato se le donne scrivessero come gli uomini, o vivessero come loro, o assumessero il loro aspetto; perché se due sessi non bastano, considerando la vastità e la varietà del mondo, come potremmo cavarcela con uno solo? L'educazione non dovrebbe forse sottolineare e accentuare le differenze, invece delle somiglianze?

Il giorno dopo, la luce del mattino d'ottobre cadeva in raggi polverosi attraverso le finestre senza tende; saliva dalla strada il ronzio del traffico. Londra si ricaricava; la fabbrica era in moto; le macchine pulsavano. Era una tentazione, dopo tanto leggere, guardare dalla finestra e vedere cosa stava facendo Londra quel mattino del 26 ottobre 1928.

La poesia ha bisogno di una madre, oltre che di un padre.

La verità si può ottenere solo mettendo insieme molte varietà di errori.

Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo.

La poesia dipende dalla libertà intellettuale. E le donne sono sempre state povere, non solo in questi ultimi duecento anni, ma dall'inizio dei tempi. Le donne hanno avuto meno libertà intellettuale dei figli degli schiavi ateniesi. Perciò le donne non hanno avuto uno straccio di opportunità di scrivere poesia. Per questo ho insistito tanto sul denaro e sulla stanza tutta per sé. 

Mi sento invece di dire, brevemente e prosaicamente, che è molto più importante essere se stessi che non tutto il resto. Non sognate di influenzare gli altri, vi direi, se sapessi dare a questa frase un tono più esaltato. Pensate alle cose in se stesse. 

Il signor John Langdon Davies avverte le donne che «quando non si desiderano figli, le donne non sono necessarie».

Ragazze, dovrei dirvi - e per favore ascoltatemi, perché comincia la perorazione - che a mio parere siete vergognosamente ignoranti. Non avete mai fatto scoperte di alcuna importanza. Non avete mai fatto tremare un impero, né condotto in battaglia un esercito. Non avete scritto i drammi di Shakespeare, e non avete mai impartito i benefici della civiltà a una razza barbara. Come vi giustificate? È facile dire, indicando le strade, le piazze, le foreste del globo gremite di abitanti neri e bianchi e color caffè tutti freneticamente indaffarati nel commercio, nell'industria e nell'amore  abbiamo avuto altro da fare. Senza la nostra attività nessuno avrebbe solcato questi mari, e queste terre fertili sarebbero state un deserto. Abbiamo partorito e allevato e lavato e istruito, forse fino all'età di sei o sette anni, i milleseicentoventitré milioni di esseri umani che secondo le statistiche sono attualmente al mondo; e questa fatica, anche ammettendo che qualcuno ci abbia aiutate, richiede tempo.

Nel mio discorso vi ho detto che Shakespeare aveva una sorella; ma non cercatela nella biografia del poeta scritta da Sir Sidney Lee. Morì giovane; ahimè, non scrisse mai una parola.Giace sepolta là dove ora si fermano gli autobus, di fronte ad Elephant and Castle.
Ora io credo che questa poetessa che non scrisse mai una parola e venne sepolta ad un crocicchio, viva ancora.Vive in noi e vive in me, e in molte altre donne che non sono qui stasera, perché stanno lavando i piatti e mettendo a letto i bambini. Ma lei vive; perché i grandi poeti non muoiono; sono presenze perenni: hanno solo bisogno di un'opportunità per tornare fra noi in carne e ossa. Questa opportunità, credo, cominciate ad essere in grado di offrigliela voi. 
Perché io credo che se viviamo ancora un altro secolo - parlo della vita comune, che è la vera vita, e non delle piccole vite isolate che ognuno di noi vive come individuo - e riusciamo ad avere cinquecento sterline l'anno, ognuna di noi, e una stanza propria; se abbiamo l'abitudine della libertà e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo; se usciamo un attimo dalla stanza comune di soggiorno e vediamo gli esseri umani non sempre in relazione l'uno con l'altro bensì in relazione con la realtà; e anche il cielo e gli alberi o ciò che si voglia; se guardiamo oltre lo spauracchio di Milton, poiché nessun essere umano ci può chiudere la visuale; se guardiamo in faccia il fatto, poiché si tratta di un fatto, che non c'è un solo braccio al quale appoggiarsi, ma che dobbiamo fare la nostra strada da sole e che dobbiamo essere in relazione con il mondo della realtà e non soltanto con il mondo degli uomini e delle donne, allora si presenterà finalmente l'opportunità, e quella poetessa morta, che era sorella di Shakespeare, ritornerà al corpo del quale tante volte ormai ha dovuto spogliarsi.
Attingendo la sua vita alla vita di quelle sconosciute precorritrici, come prima di lei fece suo fratello,lei nascerà. Che ritorni senza quella preparazione, senza quello sforzo da parte nostra, senza quella determinazione che, una volta rinata, possa vivere e scrivere la sua poesia, questo non possiamo aspettarcelo, perché sarebbe impossibile. Ma io sostengo che lei verrà, se lavoreremo per lei, e che lavorare così, pur nella miseria e nell'oscurità, vale la pena. 


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