31 dicembre 2013

Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza, Luis Sepúlveda [A forza di desiderarlo, era dentro di noi]

Capitano quelle serate umide in cui rientrando a casa sono costretta, per forza di cose, a camminare in un pezzo di prato pieno di lumache. Così provo a muovermi in punta di piedi, facendo zig zag tra quei gusci che non vorrei mai schiacciare. Quel crac, quello splash che fanno le lumache, mi fa venire i brividi. Lentamente, molto lentamente provo a evitarlo in tutti i modi, ma non sempre ci riesco. Forse, adesso, per colpa di Sepúlveda e della sua nuova favola, ogni volta che sentirò un crac sotto le mie scarpe penserò di aver ucciso una Ribelle.
E mi sentirò tremendamente, molto tremendamente, in colpa.

Ribelle una volta era una lumaca come tutte le altre, come le altre viveva nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, dove c'era un calicanto e tanti, buonissimi, denti di leone. Le lumache da sempre stavano lì, non avevano visto altri posti, ma di quello erano orgogliose, a loro sembrava che andasse bene, che fosse perfetto. Così lentamente, molto lentamente, continuavano la loro vita, facendo attenzione ai bruchi, agli scarabei, ma soprattutto agli umani, sempre così frettolosi e distratti da non preoccuparsi delle piccolezze che potevano ritrovarsi sotto ai piedi. Conducevano un'esistenza normale e tra loro si chiamavano semplicemente "lumaca". Le vecchie lumache erano abituate così e non ci trovavano nessun problema. Eppure una giovane lumaca (colei che sarebbe poi diventata Ribelle) non era felice: avrebbe voluto un nome e avrebbe voluto anche capire il motivo della sua lentezza. Le altre la prendevano in giro, ma lei era testarda e voleva sciogliere i suoi dubbi, così un giorno decise di andare via. Lentamente, molto lentamente si allontanò dal Paese del Dente di Leone, promettendo che sarebbe tornata solo quando avrebbe avuto un nome e quando avrebbe capito il perché della loro lentezza.
A darle il nome fu Memoria, una tartaruga abbandonata dagli umani, che tenne la lumaca sul suo carapace per un piccolo tratto di strada. Alla lumaca, che da lì a poco tempo sarebbe stata battezzata Ribelle, non sembrava vero di andare così velocemente. Altro che lei, Memoria non era affatto lenta!
Insieme arrivarono fino al bordo di una striscia scura.
Dall'altra parte della striscia scura si vedevano degli esseri umani, alcuni impegnati a mettere una sopra l’altra quelle che alla lumaca parvero pietre. Stupita, Ribelle sussurrò che gli umani erano operosi come le api quando costruiscono un favo e la tartaruga, cercando le parole nel pozzo dei ricordi, le spiegò che quegli umani stavano costruendo case in cui sarebbero vissuti altri umani, adulti e cuccioli, che sarebbero arrivati trasportando le loro cose su grandi animali dalle zampe circolari, forti, veloci e spinti da cuori di metallo.
Ah, questi umani. Stavano trasformando il prato in una striscia scura, perché loro non erano come le lumache: non volevano andare a piedi ed essere lenti, no, avevano bisogno dei loro animali di metallo per essere più veloci e per questo coprivano il prato con quell'asfalto. Tutte le compagne di Ribelle erano in pericolo e lei decise di tornare indietro per avvisarle. Lentamente, molto lentamente provò a farlo.

Questa è l'ultima storia che mi ha tenuto compagnia in questo 2013, mi sembra anche giusto tutto sommato. In fondo quest'anno è stato davvero molto, molto lento per me. Avrei voluto spingerlo più in fretta in tante occasioni, l'ho detestato. Ho detestato la sua lentezza, il fatto che quel numero fosse sempre lì, a ricordarmi quanto di brutto fosse successo in questi lenti dodici mesi.
Eppure lentamente, molto lentamente il 2013 sta finendo. Una manciata di ore e quella cifra cambierà lasciando il posto a un nuovo anno tutto ancora da inventare, sempre con un po' di calma, mi auguro. Oh, io sono una persona molto lenta, spreco tempo per pensare, mettere a fuoco le situazioni, decidere da che parte andare, quindi ben venga un nuovo anno che non mi trascini nel vortice frettoloso di questi umani che non hanno tempo per fare niente di bello. Solo che vorrei essere io a rallentare gli eventi, non vorrei che fossero gli eventi a rallentare me, come è successo in questo 2013 e anche negli anni passati. Tutto qui.

Perciò auguro a tutti quanti un nuovo anno più felice e più lento. Un anno che lasci il tempo per spegnere gli animali dalle zampe circolari, veloci, coi cuori di metallo. Un anno che faccia respirare. Un anno che lasci il tempo per accorgersi delle piccole cose belle che magari sono sempre state lì, senza che le vedessimo. Un anno più intimo e semplice, forse meno tecnologico, ma con più emozioni. Un anno di televisioni spente, di profumi genuini e neve fresca e intatta da tracciare per primi, un anno di libri belli, di sorrisi, di abbracci. Un anno come ce lo meritiamo.

Un anno in cui lentamente, molto lentamente ci risvegliamo dal letargo e scopriamo con un sorriso che il nostro Paese del Dente di Leone, che così tanto avevamo cercato altrove, era semplicemente dentro di noi.
«In questo viaggio che è iniziato quando ho voluto avere un nome ho imparato tante cose. Ho imparato l’importanza della lentezza e, adesso, ho imparato che il Paese del Dente di Leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi»

30 dicembre 2013

C'era una volta il Duemila[c]redici #2


Luglio. Ci stenderei sopra un velo pietoso e basta. Il miglio verde certe volte è così lungo.
- Film del mese: Venuto al mondo.
- Libro del mese: Sofia si veste sempre di nero, di Paolo Cognetti. L'unico che ho letto, a dir la verità.

Agosto. Feste. Pulcini. Torte col prosciutto. Un aereo che porta un'amica lontano lontano. Cene sempre fuori con amiche e cugine. Agosto è il riscatto della mia estate, l'unica parte bella, animata da Maxibon e tornei di pallavolo, limoncelli, spighe e vino rosso. È la bottiglia della Coca Cola col mio nome introvabile, gli ultimi bagni al fiume, un pagliaccio, un diario scritto in tre, quattro anelli delle principesse e quattro chili di pasta di zucchero. Un bell'addio a un'estate comunque da dimenticare.
Mentre non ho voglia di leggere né di fare niente, mentre mi dondolo sull'amaca circondata da ricordi, succede che Berlusconi viene condannato e il mio primo pensiero non è che bello, finalmente, era ora! No, il mio primo pensiero è che lui non ha fatto in tempo a sentire quella notizia che certo gli avrebbe fatto un pochino piacere. Così pure una stupida sentenza su cui si continuerà a discutere per tutti i mesi a venire diventa per me motivo di malinconia.
- Libro del mese: E l'eco rispose, l'unico libro che ho preso in mano (per finirlo, poi, a settembre).
- Film del mese: 500 giorni insieme.

Settembre. Mese di compleanni importanti, tra cui anche il mio. Uva da rubare a un filare, vendemmia. Due codine, candeline dispari.
- Libro del mese: Cate, io, di Matteo Cellini.
- Film del mese: Blue Valentine. Sulla fine di un amore.

Ottobre. Funghi a volontà, una giornata speciale con Papa Francesco, un vestitino bellissimo, il ballo del qua qua e i primi passi, da sola. Come una bimba grande. Una torta interista e una passeggiata troppo lunga.
Ottobre è Lampedusa e tutte quelle centinaia di bare senza nome, in fila. Inizia la corsa delle primarie per il nuovo segretario del Pd. Tra i due litiganti, il primo che vuole cambiare verso e il secondo bello (???) e democratico, sono ancora convinta di tifare per il terzo incomodo e il suo partito delle possibilità. Le cose cambiano cambiandole. In politica, ma non solo.
- Libro del mese: Elogio del moralismo, di Stefano Rodotà.
- Film del mese: Vajont - La diga del disonore.

Novembre. Cake pops, olive, un quaderno a righe verde acqua, progetti natalizi.
Pippo Civati vince il confronto su Sky e domina in rete. #civoti, #vincecivati, #insultacivati spopolano su twitter. Il suo blog è pieno di ottimismo e bellissime idee, perciò inizio a credere sul serio a ciò che sembrava impossibile all'inizio della campagna congressuale, al fatto cioè che Civati possa vincere davvero. Nel frattempo Berlusconi, in procinto di subire una certamente ingiusta decadenza, molla il governo e torna a Forza Italia. Alfano, che è davvero responsabile, pensa bene di rimanere fedele agli impegni presi con Enrico Letta, così molla Berlusconi e fonda il Nuovo Centro Destra, ma delle questioni della parte politica avversa sinceramente non me ne frega niente, preferisco dedicarmi a prendermela con chi, tra parentesi, avrei anche votato, in un tempo lontanissimo in cui vigeva un appello stracciato dopo due minuti senza il minimo rimpianto.
- Libro del mese: Marina Bellezza, di Silvia Avallone.
- Film del mese: Sole a catinelle.

Dicembre. Si accendono e brillano le vetrine, gli alberi, i presepi. Dicembre è da sempre, per me, sinonimo di nastrini colorati, cartoncini, porporine, così passo il tempo a uncinettare, ritagliare, incollare, impastare, mentre finisco di vedere la nona serie di Grey's Anatomy.
Muore Nelson Mandela, dimostrazione di come un uomo, senza usare la violenza, possa cambiare davvero molte cose.
L'otto dicembre voto Civati e faccio l'albero. La sera, mentre sono accanto al fuoco ad ammirare gli addobbi, mi cade addosso il dato plebiscitario che elegge Renzi segretario del Pd a furor di popolo. 70% dei voti. Una percentuale che azzera i dubbi di chi lo avrebbe voluto votato solo da persone più di centrodestra che di centrosinistra. Civati è l'annunciato sconfitto, vincitore su Twitter, quello non calcolato dai media, quello praticamente sconosciuto a chi non naviga su internet. Nonostante questo è un terzo arrivato quasi secondo, con Cuperlo che perde anche la strada di casa. I giovani hanno votato poco, ma chi ha votato sembra che l'abbia fatto soprattutto per Civati.
- Libro del mese: Non esiste saggezza, di Gianrico Carofiglio (scarabocchi ancora da scrivere).
- Film del mese: Crash - Contatto fisico.

In sintesi (concetto che non mi è propriamente famigliare come ben sapete), il 2013 è stato:
- il Pd che arriva primo senza vincere le elezioni;
- lo streaming dei grillini, usato solo con Bersani;
- Benedetto XVI autore del gran rifiuto che porta all'arrivo di Papa Francesco;
- il Pd che dal mai con Berlusconi finisce al governo con Berlusconi, governo che rischia di cadere ogni volta che non si fa quello che vuole lui;
- l'avvento di re Giorgio;
- otto mesi per non riuscire a togliere l'Imu, che non andava nemmeno tolta;
- decadenza, termine che era ovunque come lo spread ai vecchi tempi di Mario Monti;
- la venuta del salvatore Matteo Renzi da Firenze. Voi prendetevi Renzi, io mi tengo il #civoti anche nel 2014, tiè.
Finisce questo duemilacredici infinito e pesante come un macigno. Non cambierà niente da domani, lo so. Odio Capodanno come sempre, ma tiro lo stesso un sospiro di sollievo nei confronti di questo anno che se ne va e che resterà nei miei ricordi per essersi portato via persone importanti per me.

Che sia un 2014 più felice per tutti. A me gli anni pari piacciono sempre di più.

29 dicembre 2013

Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza, frasi [Luis Sepúlveda]

Le lumache sapevano di essere lente e silenziose, molto lente e molto silenziose, e sapevano anche che quella lentezza e quel silenzio le rendevano vulnerabili, molto più vulnerabili di altri animali capaci di muoversi rapidamente e di lanciare grida d'allarme. Per evitare che la lentezza e il silenzio le impaurissero preferivano non parlarne, e accettavano di essere come erano con lenta e silenziosa rassegnazione.

La lumaca decise di chiedere al gufo i motivi della lentezza e, lentamente, molto lentamente, si diresse verso il più vetusto dei faggi. Lasciò il riparo delle foglie di calicanto quando la rugiada faceva splendere il prato riflettendo le prime luci del mattino e arrivò al faggio quando le ombre lo coprivano come un manto di silenzio.

«Voglio sapere perché sono così lenta» sussurrò la lumaca.
[...] «Sei lenta perché hai sulle spalle un gran peso» spiegò il gufo. [...] «Io so volare ma non lo faccio. Una volta, tanto tempo prima che voi lumache veniste ad abitare nel prato, c’erano molti più alberi di quelli che si vedono adesso. C’erano faggi e ippocastani, lecci, noci e querce. Tutti quegli alberi erano la mia casa, volavo di ramo in ramo, e il ricordo di quegli alberi che non ci sono più mi pesa così tanto che non posso volare. Tu sei una giovane lumaca e tutto ciò che hai visto, tutto ciò che hai provato, amaro e dolce, pioggia e sole, freddo e notte, è dentro di te, e pesa, ed essendo così piccola quel peso ti rende lenta.»

Temevano soprattutto i bruchi, capaci di vincere la forza con cui loro si aggrappavano alle foglie del calicanto, e gli scarabei, le cui potenti mandibole erano in grado di rompere il loro guscio. Ma più di tutto temevano gli esseri umani. Quando una lumaca sussurrava «splash!» e poi lo sussurrava un’altra e poi un’altra ancora fino a ripetere tutte quante quel sussurro d’allarme, sapevano che per colpa del modo distratto di muoversi che hanno gli umani, posando dove capita i loro pesanti piedoni, molte di loro non sarebbero arrivate alla piacevole abitudine del tramonto.

«Ti posso accompagnare?» sussurrò la lumaca.
«Dimmi prima cosa cerchi» rispose la tartaruga, e la lumaca le spiegò che voleva conoscere i motivi della propria lentezza e anche avere un nome, perché l’acqua che cade dal cielo si chiama pioggia, i frutti dei rovi si chiamano more e la delizia che cola dai favi si chiama miele.

Gli umani non avevano l’abitudine di muoversi a piedi, era un sistema troppo lento per loro e preferivano usare animali di metallo che, più erano rapidi, più suscitavano ammirazione e invidia. Quello che la lumaca vide erano umani che coprivano di asfalto il prato perché i loro potenti animali vi potessero riposare.

Lentamente, molto lentamente, Ribelle riprese a muoversi e quando si voltò vide che tutte le lumache la seguivano. Non provò orgoglio né la minima felicità. In quel momento pensò che avrebbe preferito non essere seguita perché così sarebbe stata responsabile soltanto del proprio destino. Le lumache avevano fiducia in lei e questo la spaventò molto, ma poi ricordò Memoria: un vero ribelle conosce la paura ma sa vincerla, e lentamente, molto lentamente, continuò ad avanzare sull'erba.

Le case degli umani avevano fori illuminati, come se tutte le lucciole fossero chiuse là dentro.

«In questo viaggio che è iniziato quando ho voluto avere un nome ho imparato tante cose. Ho imparato l’importanza della lentezza e, adesso, ho imparato che il Paese del Dente di Leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi»

28 dicembre 2013

Jane Eyre, il fumetto Bignè di Sicks

Zandegù è una nuova casa editrice tutta digitale, digitale a cui non mi sono ancora convertita, se non in piccole, piccolissime, dosi. L'ebook che mi hanno gentilmente mandato è una di quelle piccolissime dosi che ho letto volentieri, appartiene alla collana dei Bignè, i bignami della letteratura, che praticamente sono delle rivisitazioni a fumetti (grazie ai disegni dell'illustratrice romana Sicks) di grandi classici della letteratura.
Jane Eyre, in particolare, rappresenta la terza uscita di questa collana, preceduta da "Orgoglio e pregiudizio" e "La Sirenetta". Partendo dal presupposto che anche volendo non potrei fare paragoni tra la Jane Eyre di Charlotte Bronte e questa di Sicks, perché non ho ancora letto l'originale e conosco la storia solo per sentito dire, credo che il fumetto non sia male. Devo anche specificare che dopo pochi "Topolino" e tanti "Cip e Ciop" non ho avuto altri contatti con i fumetti, a parte il meraviglioso "Maus" di Art Spiegelman. Dico questo perché non so neanche giudicare la mano di Sicks, a me sembra carina, paragonata alla mia è sicuramente eccellente. La sua Jane Eyre è una storia dai colori cupi, prevalgono le scale del grigio e del marrone, cosa comprensibile vista la vita tragica di Jane, che comunque è una donna con la D maiuscola, da quanto so, una che ha saputo ritagliarsi un ruolo diverso da quello che sembrava a lei destinato quando era una bimba orfana trattata male da tutti. La Jane di Sicks è una donna dall'abito nero e i capelli raccolti, una dai grandi occhioni che ama andare a cercare i funghi (proprio come me!).

Il fumetto è simpatico e carino, si legge in pochissimi minuti, per i miei gusti troppo pochi. Avrei preferito ci fossero più pagine, un ritmo un po' più lento, ma è chiaro che se la storia di Sicks fosse stata lunga non avrebbe potuto appartenere alla collana dei Bignè, no?
Comunque io avrei preferito un profiterole.
Forse questa collana di fumetti brevi potrebbe essere utile per far conoscere ai bambini e ai ragazzi i grandi classici della letteratura rivisitati in una chiave un po' più ironica e moderna.

I libri del 2013

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