15 gennaio 2014

Cosa vuoi fare da grande, frasi [Ivan Baio, Angelo O. Meloni]

Volkan era uno di quegli studenti spreca–genio che campano come viene e non si aspettano granché dalla vita. Dopo i primi, durissimi corsi il suo entusiasmo per i numeri si era affievolito, e il suo bernoccolo per la matematica era scomparso come se non se lo fosse mai procurato. La notte in cui sognò d'essersi dimenticato le derivate, ben lungi da assumere i contorni di un incubo, fu segnata da una nostalgia indicibile per la sua terra, per la sua piccola città, dove a nessuno sarebbe mai saltato per la testa di giudicarlo in base alla sua conoscenza delle equazioni a novantanove variabili e dei postulati di Bastianatti sull'imponderabilità ponderata.

– E che hai visto a Polignano?
– Onofrio… c'era un casino di gente in strada, la movida, ma non sei di Bari, tu?
Onofrio tracannò il prosecco. Era schifosamente dolce, e se lo lasciò scivolare lungo il palato come una medicina.
– Esatto. Un casino di gente per strada fino a tarda notte.
– C’andavamo a mangiare i cornetti all'alba, il bar con le luci…
– Lasciamo stare i cornetti, per favore, la questione è un'altra. Dimmi, piuttosto, se ti sei mai chiesta perché qui alle ventitré è un deserto e lì c'è un sacco di gente in giro.
La ragazza sorseggiò dal suo bicchiere con un sorriso imbarazzato.
– Non te lo sei mai chiesta, vero? Te lo dico io, allora, perché stanno per strada. Perché a casa mia non c’è uno stracazzo di lavoro di merda. Ecco perché!

 – Mio nipote stava peggio di te. Si è laureato in Storia del cinema, pensa un po', otto anni c'ha messo. E anche lui è stato al centro cazzopolifunzionale. Cristo! Non l'ho mai capito a che serve laurearsi se per imparare un mestiere ti tocca studiare di nuovo. Roba da matti.

Amico, non serve a un cazzo scalare le montagne, – gli aveva detto Jimmi, leggenda vivente dei fuoricorso nell'ateneo barese.
– Sì, lo so, ma se uno è obbligato, a scalarla? Se non se ne può fare a meno?
– Allora devi pensare di arrivare al rifugio per mangiarti un panino, questo devi pensare. Le cime lasciale agli illusi. A noi interessano le bibite fresche, il pane e salame.

Li riconosceva a naso, quel genere di bambini svagati, di sognatori dagli obiettivi friabili da cui si generano uomini insicuri, privi di carisma. E lei temeva l'insicurezza, la odiava. In compenso amava il carisma.

[...] Onofrio avrebbe voluto fare chissà cosa, e invece. Da piccolo pensava di meritare il massimo e che questo massimo sarebbe scattato di diritto. A vent'anni aveva virato verso una nuova prospettiva e non gliene fregava un cazzo di niente. A trenta si sentiva turlupinato dal mondo e soffriva di solitudine. «Vivi e lascia vivere», aveva sempre affermato con convinzione; e lo aveva pure scritto nel profilo del suo blog, che aveva chiamato Un po’ di me. Era un tipo pacifico, Onofrio Ora, ma allora, perché tutta quella rabbia? 

Ma chi poteva dare credito al frignante Gianni Serra? Chi poteva commuoversi di fronte alla faccia terrea, chiazzata di rosso, di Guido Pennisi? Certo non il presidente Marmolada, che in atmosfere come quella ci sguazzava da anni, lui che aveva costretto alle dimissioni il Ministro dell'Opinione pubblica con un sondaggio, lui che aveva smosso l'intero parlamento europeo per l'introduzione del televoto nei processi alla Corte internazionale dell'Aia.

Guido e Gianni erano due oggetti misteriosi. Due bambini perduti che si lavavano poco, si vestivano male e facevano cose strane. Non erano simpatici come gli asini né utili come i secchioni.

[...] Il futurometro non poteva mentire, era una macchina, e si sa, le macchine dicono la verità. Solo gli uomini le sparano grosse e covano sogni e studiano tutta la vita anche se sanno che i sogni sono fragili, le notti lunghe e solitarie, gli amori un affare per pochi.

– Non c'è bisogno del futurometro per sapere certe cose. Voi siete due falliti. Vivrete ai margini della società, non avrete denaro da spendere, non avrete donne che vi desiderano, non avrete famiglie che vi rispettano, sarete incapaci d’amare qualcuno per davvero e consumerete le vostre notti sospirando per le occasioni mancate che non mancheranno di farvi invecchiare nel dolore. La scuola per quelli come voi non può nulla. Non sapete fare niente e mai imparerete a fare qualcosa, nemmeno un festone degno di questo nome. La vostra mancanza di talento è assoluta. (pronunciato dalla maestra a Guido e Gianni)

Dubbi e angosce si erano risvegliati all'improvviso e le mamme avevano cambiato idea. Le più inviperite, con il tacito assenso delle altre, minacciavano immediate denunce all'osservatorio dei minori se solo si fosse provato ad avvicinare i loro figlioli al futurometro.
– Sarà stato testato a sufficienza? – si chiedeva l’apprensiva Marilisola Valcarelli.
– E se scopro che il mio Giangiglio non diventerà mai un concertista? – si chiedeva una preoccupatissima signora Fumagalli, che aveva investito una montagna di soldi nell'acquisto di un pianoforte a coda.
– Ma che futurometro e futurometro, non ci sono storie, Carlo Maria farà il dentista, come suo padre e come suo nonno prima di suo padre, – aggiungeva un’altra.
– Io voglio guidare il furgone del latte, – sosteneva Grammazio Smargotti, che fino a quel momento non aveva avuto il coraggio di confessarlo a sua madre.
E la Robertona potrà fare la gommista? Cristina l'arciere a Sherwood, Tonino lavare i vetri dei grattacieli, Massimo diventare un supereroe, Simonetta cucinare per le sue bambole, Lia volare su Marte e Rosa diventare la più bella di tutte le belle?

Quello che invece vi interesserà sapere, forse, e che nessuno vi ha mai detto, probabilmente, è che se la mia vita è diventata meravigliosa, è solo perché il mondo è pieno di imbecilli. Nessuno di voi merita la mia stima e nemmeno io merito la stima di qualcuno, tutti noi ci meritiamo le televendite, gli oroscopi e i futurometri madreperlati. Vi sto dicendo che mi sono stufato, come tutti, ma siccome sono ricco posso dirlo ad alta voce. Posso rompere il giocattolo, io; e voi siete condannati a usarlo. Non vi disprezzo, per questo, ma non vorrei essere nei vostri panni né in quelli dei vostri bambini. (pensieri dell'inventore del futurometro)

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