2 gennaio 2014

Non esiste saggezza, frasi [Gianrico Carofiglio]

«Non siamo capaci di descrivere un odore come siamo capaci di descrivere un oggetto. Se vuoi descrivere questo giaccone puoi dire che è blu, corto, un po' ruvido. Abbiamo tantissime parole per le forme, per i colori, per le consistenze, per le dimensioni. Per un oggetto diciamo che è tondo, squadrato, grande, piccolo, rosso, verde, blu, duro, morbido, tagliente. Per i suoni e i rumori abbiamo addirittura le parole onomatopeiche, e non c'è nulla di più specifico. Per gli odori invece dobbiamo usare termini presi a prestito, dobbiamo procedere per analogie. Un numero piccolo di concetti odorosi che non hanno un nome autonomo ma che alludono - alludono soltanto - a entità odorose familiari. Fiori, pulito, bucato, vaniglia. Libri nuovi. Erba tagliata. Terra prima della pioggia. O anche: cacca, pesce, uova marce, ascelle non lavate, piedi.»

«Avevo un nonno cui ero molto affezionata. Lui diceva che il senso dell'umorismo è la qualità più importante in una persona. E sosteneva una cosa simile a quella che hai detto tu. Che se hai il senso dell'umorismo - non l'ironia o il sarcasmo, che sono un'altra cosa - non ti prendi sul serio. E allora non puoi essere cattivo, non puoi essere stupido, non puoi essere volgare. Diceva che il senso dell'umorismo è il modo migliore per conservare la dignità nei momenti difficili. Il senso dell'umorismo è una qualità etica, diceva

W: (dopo una pausa e un sospiro) Lei sa cosa sono gli spazi fra le vignette?
I: Be', sono... gli spazi fra una vignetta e l'altra. Lo spazio bianco che...
W: Complimenti, veramente. Lei è proprio acuto. Riformulo la domanda: sa cosa c'è negli spazi fra le vignette?
I: (leggermente offeso) No, me lo dica lei.
W: C'è tutta la vita che non è mai stata raccontata. Ci sono le vicende che non diventano storie - per scelta o più spesso per caso - e si perdono nei gorghi del tempo che passa. Ci sono le occasioni non colte, le cose che non vogliamo ricordare o non vogliamo sapere di noi stessi e degli altri. Gli spazi fra le vignette sono il sottosuolo della nostra coscienza.
I: Ma questo...
W: Mi lasci finire, è una cosa importante. Gli spazi fra le vignette sembrano piccoli, sembrano poco più che fessure, ma nascondono un territorio e un tempo sterminati. Se avessimo il coraggio di andare a vedere, a toccare, ad ascoltare, ad annusare tutto quello che c'è in quel territorio, forse riusciremmo a capire qualcosa (abbassando la voce, come preso da malinconia). Ci sono tante cose, precipitate negli spazi fra le vignette.

«Crede che la racconti a tutti, questa storia?».
«No.» Fui stupito dalla decisione con cui risposi.
«È così. Non la racconto mai. Perché l'ho raccontata a lei? Io non lo so.»
«Non lo so neanch'io. Però mi piacerà pensare che c'era un buon motivo, anche se noi non lo conosciamo.» A volte capita di dare la risposta giusta, e di saperlo in quel preciso momento. Raramente, ma capita. Lo sapevamo tutti e due.

I miei genitori non mi avevano mai picchiato, nella fondata convinzione che si possa rendere infelice un ragazzino anche senza ricorrere alla violenza fisica.

UOMO ANZIANO: [...] Ero perfettamente diviso in due, e paradossalmente unico. Non sono sicuro di riuscire a spiegarlo.
UOMO GIOVANE: Credo di sapere di cosa parla. Si prova qualcosa di simile, a volte, quando si scrive. In alcuni momenti fortunati, quando ci si accorge che le parole vanno al posto giusto, e la verità e la finzione diventano una cosa sola.

Leggo i libri per mestiere e in questo senso sono come le puttane: faccio per soldi una cosa che, di regola, gli altri fanno per piacere. Ma anche alle puttane, a volte, accade di farlo per piacere e non per soldi.
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