9 aprile 2014

Anna Karenina - Sesta parte [Lev Tolstoj]


Meno 150 pagine alla fine di Anna Karenina, che cosa ne sarà della mia vita dopo? Che cosa?

Al poi ci penserò, intanto ecco che cosa è successo nella sesta parte del libro più grande che abbia mai letto.

• All'inizio sembra possibile una nuova storia d'amore, quella tra Varen'ka (l'amica che Kity aveva conosciuto all'estero) e Sergej Ivanovic (fratello di Levin). Entrambi sembrano ben disposti l'uno verso l'altro, ma perdono l'attimo giusto per dichiararsi i propri sentimenti, così la loro storia sfuma senza lasciare traccia tra gli amori che sarebbero potuti essere e non sono stati, almeno finora. Eppure non mi sembravano male insieme. Chissà, magari prossimamente.

• L'abitazione di Levin e Kity viene "invasa" dai parenti di lei. Lui sbuffa sotto sotto, come ogni marito, lei invece è felicissima di vivere la sua gravidanza ormai agli sgoccioli insieme ai nipotini e alla sorella Dolly. Proprio lei, Dolly, la moglie di Stiva che all'inizio del romanzo lo aveva perdonato ascoltando le parole della cognata Anna, è la protagonista di questa sesta parte. Lei che, a dispetto delle apparenze e delle chiacchiere, nonostante l'isolamento in cui vivono Anna e Vronskij, decide di andare a trovare la sua parente-amica, a cui ha sempre voluto un gran bene. Durante il viaggio verso la dimora dei due amanti Dolly resta da sola e ha la possibilità di riflettere sulla sua vita, sul genere di donna che è diventata, possibilità che le è sempre preclusa per tutti i suoi impegni di madre, ruolo che svolge con profonda attenzione e tanto amore. È un viaggio di punti di domanda, di rimorsi, di rimpianti, di paragoni tra due modi completamente diversi di intendere e onorare il matrimonio e la famiglia.
E loro accusano Anna. Di cosa? Forse io sono migliore? Io almeno ho un marito che amo. Non lo amo come vorrei, ma o amo. Ma Anna amava suo marito? Che colpa ne ha se vuole vivere? Dio ce l'ha insinuato nell'anima. È del tutto possibile che anch'io avrei fatto la stessa cosa. E ancora oggi non so se ho fatto bene ad ascoltarla nel periodo spaventoso in cui era venuta a Mosca. Allora avrei dovuto lasciare mio marito e ricominciare una nuova vita. Avrei potuto amare ed essere amata per davvero. Forse così sto meglio? Io non provo rispetto per lui. Lui non mi serve, - pensava del marito, - mi limito a sopportarlo. È forse meglio così?
Dolly si chiede se ha fatto bene a perdonare quel marito farfallone che si ritrova, se ha fatto bene a sacrificare se stessa e la sua dignità in nome di un uomo traditore che aveva sposato, in nome della loro famiglia, in nome dei loro figli. Tutto sommato è quasi pronta a credere che, sotto sotto, avrebbe voluto agire come Anna, solo che non ha mai avuto il suo coraggio.
Astrattamente, a livello teorico, non solo giustificava il gesto di Anna, ma lo approvava. Come capita in generale e non di rado alle donne dalla moralità irreprensibile, stanche della monotona vita morale, da lontano non solo Dolly perdonava quell'amore trasgressivo, ma ne era persino invidiosa.
Quando finalmente Dolly arriva dalla cognata si trova circondata da un lusso che la fa sentire a disagio e da una felicità tanto dichiarata da Anna quanto probabilmente inesistente. Sono felice, sono felice, sono felice. Anna lo ripete fino allo sfinimento. E ripete che è felice anche se non ha Sereza con sé, anche se con sé ha la piccola Any che non ama, anche se in società sembra un'appestata, anche se teme che Vronskij prima o poi la lascerà e lei non potrà far niente perché non è niente, di ufficiale, per lui. È solo l'amante. A meno che non chieda il divorzio da Aleksej. Su consiglio di Dolly decide di compiere quel passo che aveva sempre evitato di fare, chiedere a suo marito di lasciarla libera di poter essere, anche di fronte alla legge, di un altro uomo.
Durante il viaggio di ritorno Dolly è di tutt'altro umore, rispetto all'andata, sì forse è una donna semplice, non vive nello sfarzo, non conosce la passione travolgente, si è accontentata di un uomo che ormai si limita a sopportare, però ha i suoi figli. E loro sì che fanno la sua felicità.
- Ti ho sempre voluto bene e, se vuoi bene a qualcuno, gli vuoi bene per com'è quella persona e non per come vorresti che fosse.
• Si svolgono le elezioni. Le ultime pagine della sesta parte sono dedicate ai perversi giochi di potere della nobiltà russa, che prende la politica come come fosse una partita a scacchi. Descrizioni piuttosto dettagliate e noiose, comunque.
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