8 aprile 2014

Le notti bianche, frasi [Fedor M. Dostoevskij]

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Notte prima

Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose?

Camminavo e cantavo, perché quando sono felice immancabilmente canticchio qualcosa tra me e me, come qualsiasi altra persona felice che non abbia amici, né buoni conoscenti, né qualcuno con cui dividere la propria gioia nei momenti di gioia.

«Oh, avete indovinato dalla prima volta!», risposi deliziato al vedere che la mia ragazza era intelligente: quando c'è bellezza questo non disturba mai.

«Credete, nessuna donna, mai, mai! Nessuna conoscenza! e non faccio che sognare, ogni giorno, che alla fine, chissà quando, incontrerò qualcuno. Ah, se sapeste quante volte sono stato innamorato in questo modo!...»

«Rido del fatto che voi stesso siete vostro nemico, e se aveste tentato, avreste forse avuto successo».

«Io non posso non venire qui domani. Sono un sognatore; ho una vita reale talmente limitata che mi capitano momenti come questo, come adesso, tanto di rado che non posso non ripercorrere questi momenti nei miei sogni. Sognerò di voi l'intera notte, l'intera settimana, tutto l'anno. Verrò immancabilmente qui domani, proprio qui, in questo stesso punto, proprio a quest'ora, e sarò felice ricordando il giorno passato».

Notte seconda

«Allora, che tipo di persona siete? Su, cominciate dunque, raccontatemi la vostra storia».
«La mia storia!», gridai io spaventato, «la mia storia! Ma chi vi ha detto che ho una storia? Non ho una storia...»
«E come avete vissuto se non avete una storia?», interruppe lei ridendo.
«Assolutamente senza alcuna storia! Così, ho vissuto, come si dice da noi, per conto mio, cioè assolutamente da solo, - da solo, del tutto da solo, - capite cosa significa da solo?»

«Voi raccontate in modo meraviglioso, ma non potete raccontare in modo un po' meno meraviglioso? Giacché parlate come se leggeste un libro».
[...] «Nasten'ka, permettetemi ancora di raccontare in terza persona, giacché in prima persona tutto ciò è terribilmente imbarazzante da raccontare».

La solitudine e l'insolenza carezzano l'immaginazione.

«Oh, Nasten'ka, Nasten'ka! Lo sapete per quanto tempo mi avete riconciliato con me stesso? Lo sapete che ormai non potrò più pensare così male di me, come mi accadeva in certi momenti? Sapete che forse non proverò più l’angoscia di aver commesso un delitto e un peccato nella mia
vita, perché una vita come la mia è delitto e peccato? E non credete che io abbia esagerato, non credetelo, per amor di Dio, Nasten'ka, perché a volte mi colgono certi momenti di tale angoscia, di tale angoscia che... Perché già in quei momenti comincio a pensare che non sarò mai più capace di vivere una vita reale, perché mi è già sembrato di aver perduto ogni sensibilità, ogni fiuto per ciò che è vero e reale; perché, infine, ho maledetto me stesso; perché, dopo le mie fantastiche notti, mi colgono dei momenti di ritorno alla realtà che sono terribili! Frattanto senti che attorno a te rumoreggia e turbina nel vortice della vita l’umana folla; senti e vedi come vivono gli uomini, come vivono nella realtà, vedi che per loro la vita non è circoscritta, che non si dissolverà come un sogno, come una visione, ma che, in continuo rinnovamento, è sempre giovane, che in essa non esiste un’ora simile all'altra, mentre è così triste e monotona sino alla nausea la timida fantasia, schiava di un’ombra, di un’idea, schiava della prima nuvola che a un tratto offusca il sole e stringe d’angoscia un vero cuore pietroburghese che ha tanto caro il proprio sole, e nell'angoscia quale fantasia vi può essere? Senti che questa inesauribile fantasia finisce con lo stancarsi e con l’esaurirsi in un’eterna tensione perché tu, infine, diventi più uomo, ti sbarazzi dei tuoi ideali di un tempo; essi si riducono in polvere, si frantumano e, se non c’è un’altra vita, ti tocca ricostruirla con quegli stessi frantumi. E frattanto l’anima chiede, esige qualcos'altro! E invano il sognatore fruga, come nella cenere, nei suoi vecchi sogni, cercando in quella cenere una sia pur piccola scintilla per ravvivarla, e con il rinnovato fuoco riscaldare il cuore intirizzito e far risuscitare in esso tutto quanto vi era prima di così caro, che toccava l’anima, che faceva ribollire il sangue, che strappava le lacrime dagli occhi e con tanta magnificenza ingannava! Sapete, Nasten'ka, a che cosa sono giunto? Sapete che ormai sono costretto a celebrare l’anniversario delle mie sensazioni, l’anniversario di ciò che un tempo mi fu così caro, di ciò che, in sostanza, non è mai esistito, giacché quell'anniversario viene celebrato per gli stessi stupidi, incorporei sogni, e a fare questo perché anche di questi stupidi sogni non ce ne sono più, perché non so come sbarazzarmi di loro: giacché anche dei sogni ci si sbarazza! Sapete che ora io amo ricordare e visitare in un dato tempo i luoghi dove un giorno ero stato a modo mio felice, amo costruire il mio presente armonizzandolo con ciò che è passato e non ritornerà mai più e che spesso vago come un’ombra, senza scopo e senza meta, triste e avvilito, per i vicoletti e le vie di Pietroburgo? Quali, quanti ricordi! Mi torna alla memoria, per esempio, che qui, proprio un anno addietro, in questo stesso periodo, in questa precisa ora, erravo per questo medesimo marciapiede, sconsolato come adesso! E ti viene da pensare che anche allora i sogni erano tristi e, sebbene anche prima nulla ci fosse di più lieve, hai tuttavia l’impressione che tutto, invece, lo fosse e che vivere fosse più facile e più tranquillo, e che non ci fossero questi neri pensieri che ora ti serrano nella loro morsa, questi rimorsi tetri, cupi che ora non ti danno pace né giorno, né notte! E ti chiedi: dove sono dunque i sogni tuoi? E, scuotendo il capo, dici: come veloci volano gli anni! E ancora ti chiedi: che ne hai fatto di quei tuoi anni? dove hai seppellito il tuo tempo migliore? Sei vissuto oppure no? Guarda, dici a te stesso, guarda come il mondo diventa freddo! Passeranno ancora degli anni e dopo di essi verrà la cupa solitudine, verrà, appoggiata alle stampelle, la tremante vecchiaia, e poi angoscia e desolazione... Impallidirà il tuo fantastico mondo, appassiranno e moriranno i sogni tuoi e cadranno come le foglie gialle dagli alberi... Oh, Nasten'ka! Sarà triste restar solo, completamente solo, e non avere neppur nulla da rimpiangere, nulla, proprio nulla... perché tutto quanto perderò, non è stato che nulla, uno stupido, tondo zero, nient’altro che sogno!».

Notte terza

Quanto rendono meravigliosa una persona la gioia e la felicità! Come ferve un cuore innamorato! Sembra che tu voglia riversare tutto il tuo cuore in un altro cuore, vuoi che tutto sia allegro, che tutto rida. E quanto è contagiosa questa gioia!

Quando siamo infelici sentiamo più fortemente l'infelicità altrui; il sentimento non si frantuma, ma si concentra...


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