8 maggio 2014

Anna Karenina, Lev Tolstoj […e mi libererò di tutti, e anche di me stessa]

E quindi le ho lette davvero tutte, le 859 pagine di Anna Karenina. C'ho messo un sacco di tempo, è vero, ma sono riuscita ad arrivare alla fine della più lunga storia letta finora da me. Ne sono molto orgogliosa.

A parte la noia dei discorsi filosofici, dei dibattiti sulla società russa, degli eventi politici, delle riflessioni sul funzionamento del lavoro e della proprietà, a parte la noia della parti più descrittive, ecco, a parte questo, Anna Karenina è stata una bella lettura, che spero sia di buon auspicio per altre lunghe letture future.

Del librone russo ho già ampiamente parlato, lascio qui tutti i link:
• Prima parte: scarabocchi /// frasi
• Seconda parte: scarabocchi /// frasi
• Terza parte:  scarabocchi /// frasi
• Quarta parte:  scarabocchi /// frasi
• Quinta parte:  scarabocchi /// frasi
• Sesta parte:  scarabocchi 
• Ultime due parti: frasi
Il meglio però credo che sia nella settima parte, quando Levin e Kity hanno il loro bambino e la passione tra Anna e Vronskij naufraga irrimediabilmente sotto il peso dell'incertezza e dell'incapacità da parte di Anna di credere all'amore del suo amante, che lui le dichiara, ma che lei crede non sia più vero e forte come un tempo. Sente di essere una donna finita Anna, che non ha più suo figlio Sereza e teme di non avere più nemmeno l'uomo per il quale ha rinunciato al suo bambino. In società nessuno le è più vicino, è sola. Non può raccontare quello che sente nemmeno a Dolly, perché nonostante lei non le abbia mai voltato le spalle non potrebbe certo capire le sue azioni, azioni dettate dalla passione che hanno distrutto la sua famiglia.
Le pagine dedicate al suo tormento interiore sono davvero emozionanti, forse le più toccanti dell'intero romanzo, peccato per quel tragico epilogo.

La fine che avrebbe fatto Anna era l'unico aspetto che conoscevo per sentito dire, prima di iniziare a leggere il romanzo. Pagina dopo pagina, poi, mi ero in realtà costruita l'idea di una donna forte e coraggiosa; voglio dire che se avessi letto il libro senza sapere niente della storia, il suicidio di Anna mi avrebbe lasciata a bocca aperta e sarebbe stato un vero colpo di scena per me, nonostante si fosse già ampiamente mostrata come una persona poco razionale e incline ai colpi di testa istintivi. Povera Anna. Non mi è mai stata molto simpatica, ma non credo meritasse una fine così.

Nonostante sia lei a dare il titolo al romanzo Anna appare molte pagine dopo il vero e proprio inizio e scompare molte pagine prima della vera fine. Non è lei la vera protagonista, ma è lei che fa da collante tra tutti i personaggi, tutti la conoscono, nel bene o nel male: Stiva è il fratello, Karenin il marito, Dolly l'amata cognata, Kity la donna a cui ha rubato il marito inizialmente, Vronskij l'amante. Solo Levin appare più distante, i due si incontreranno infatti dal vivo una sola volta, nel finale.
È lui secondo me il vero protagonista di Anna Karenina. All'inizio mi piaceva molto, poi è diventato un po' noioso, ma nel finale l'ho sentito nuovamente vicino. Levin sembra non essere mai in grado di essere davvero felice, nonostante abbia la moglie che voleva, un lavoro che gli piace, anche un figlio, sembra che sia sempre triste, come se gli mancasse ogni volta un pezzo per completare il puzzle. Nel finale trova l'ingranaggio rotto: è il suo intelletto con cui cerca di arrivare ad avere la fede. Non ho capito se poi ha davvero raggiunto una fede cieca come quella di Kity e di molti altri personaggi del romanzo, probabilmente no, però in ogni caso è riuscito a capire che quello che conta è essere giusti, agire nel bene, anche se non si diventa mai perfetti e si continuano ad avere gli stessi atteggiamenti noiosi, gli stessi stupidi litigi.

E quindi ora Anna Karenina è al suo posto.

Approfittando dell'ultima domenica piovosa ho anche visto il film dell'anno scorso, con Keira Knightley nei panni di Anna Karenina che nella pellicola è davvero protagonista. Belli i costumi, la scenografia e anche le musiche che ho scoperto essere di un italiano, Dario Marianelli. Gli intrecci tra Anna e Vronskij sono riportati dal film piuttosto fedelmente rispetto al libro, tutti gli altri no, sono molto più superficiali e affrettati, cosa molto logica in un film che narra un libro di quasi mille pagine.
Mi è piaciuta comunque anche la versione cinematografica, che, se non altro, mi ha fatto ascoltare le pronunce giuste di tutti quei nomi russi (dico soltanto che io Sereza l'ho sempre letto così, com'era scritto!).

Detto questo, che anche il film è un bel film, credo non parlerò più di Anna Karenina per i prossimi millemila anni.

Buona lettura o, più probabilmente, buona visione!

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