28 novembre 2014

Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana #5 [ultima parte]


Domenico Quaranta (23 anni)
Carissimi, sono morto, credo facendo il mio dovere fino all'ultimo, avrei desiderato continuare a servire la mia Patria ed il mio Re, ma se Dio così ha voluto è segno che il mio sacrificio valeva più della mia opera futura.

Umberto Ricci (22 anni)
Sopporta pure tu con coraggio e se puoi ama la mia stessa idea perché in essa troverai me. Ora penso soltanto ad una cosa ed è che uccidendomi essi non fermeranno il corso della storia; essa marcia precisa ed inesorabile.

Francesco Rossi ( 27 anni)
A te Lina mia chiedo tante volte perdono per essermi comportato in questo modo. Ti dissi sempre che è meglio morire per uno scopo che starsene invegeti. Tu mi perdoni perché mi hai voluto bene ed io ti ho sempre amata. Se la vita eterna ci farà incontrare ci ameremo di nuovo.

Giuseppe Testa ( 19 anni)
Io,  come sai, sono sempre forte come sono state forti le mie idee. Spero che il mio sacrificio valga per coloro i quali hanno lottato per le stesse idee e che un giorno possa essere il vanto e la gloria della mia famiglia, del mio Paese e degli amici miei.

Muoia tutto - Viva la nostra Italia.

Walter Ulanowsky (20 anni)
Mia cara bambina, ti bacio sulla fronte; piango, non per paura della morte, ma perché so di non vederti mai più.

Papà, mamma, W. G. e tutti miei cari, quanto mi spiace il lasciarvi, il non vedervi più. No! non voglio morire. Il cuore mi batte come se dovesse scoppiare... Mi vedo là contro il muro... Poi cadere... Sono morto.
Mi sembra d'impazzire. A volte il cervello si calma. Perché sono qui? Perché domattina mi fucileranno? Per la libertà!

Ferruccio Valobra (46 anni)
Spero che il mio sacrificio come quello dei miei compagni serva a darvi un migliore domani, in un'Italia più bella quale io e voi abbiamo sempre agognato nel più profondo del nostro animo.

Fabrizio Vassalli (35 anni)
Carissimi papone e mammina, perdonatemi il dolore che vi reco che è veramente una angoscia per me. Pensate che tanti sono morti per la Patria ed io sono uno di quelli. La mia coscienza è a posto: ho fatto tutto il mio dovere e ne sono fiero. Questo deve essere per voi vero conforto.

Lorenzo Viale (27 anni)
Bisogna avere pazienza, la giustizia degli uomini, ahimè, troppo severa, ha voluto così. Una cosa sola ci sia di conforto: che ho agito sempre onestamente secondo i santi principi che mi avete inculcato sin da bambino, che ho combattuto lealmente per un ideale che ritengo sarà sempre per voi motivo di orgoglio, la grandezza d'Italia, la mia Patria: che non ho mai ucciso, né fatto uccidere alcuno: che le mie mani sono nette di sangue, di furti e di rapine. Per un ideale ho lottato e per un ideale muoio. Perdonate se ho anteposto la Patria a voi, ma sono certo che saprete sopportare con coraggio e con fierezza questo colpo assai duro.

Ti chiedo di sopportare con coraggio questa luttuosa notizia e di essere fiera di me che son caduto combattendo per un'Italia più grande, libera, indipendente, quale forse tu e i tuoi figli avrete la fortuna di vedere. Sei giovane, la vita è lunga, quindi son certo che troverai l'uomo che sarà capace di darti quella felicità che io non ti ho potuto dare.

Ignazio Vian (27 anni)
(Parole scritte su una pagnotta ritrovata in nella cella)
CORAGGIO MAMMA

(Parole scritte con il sangue sul muro della cella)
MEGLIO MORIRE CHE TRADIRE

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