24 febbraio 2016

Ogni cosa è illuminata, frasi [Jonathan Safran Foer]

«Io monto sull'autobus un'ora per andare a lavorare tutto il giorno e fare cose che odio. Vuoi sapere perché? Per te, Alexi-basta-di-ammorbarmi. Un giorno farai per me cose che hai in odio. È questo che vuol dire essere una famiglia».

«Quanta moneta avrò per le mie affatiche?» ho interrogato, perché questo dilemma aveva su di me molta pesantezza. «Meno di quello che pensi di meritare» ha risposto lui. «e più di quello che meriti.»

D'un tratto, Yankel fu colto dalla paura di morire, più forte di quella provata quando i suoi genitori erano mancati per cause naturali, più forte di quella provata quando il suo unico fratello era rimasto ucciso nel mulino industriale, o quando erano morti i suoi figli; più forte, addirittura, di quando da bambino gli era venuto in mente per la prima volta che doveva provare a capire cosa poteva significare non essere vivi: non trovarsi al buio, o senza sensi - ma essere non-essenti, non essere.

Starà sognando? si chiedeva. E se sì, che cosa sogna un bambino? Deve sognare la vita prima della vita come io sogno quella dopo la morte.

Era un uomo che tutti ammiravano e apprezzavano, e nessuno conosceva. Come un libro di cui si può percepire il valore tenendolo in mano, di cui si può parlare senza averlo mai letto, un libro che si può raccomandare.

Lo so che mi hai chiesto di non cambiare gli sbagli perché hanno un suono buffo, e il buffo è l'unico modo veritiero di raccontare una storia triste, ma credo che io li cambierò.

E i ragazzi, allora? Non vuoi che ti trovino carina? 
Non voglio che un ragazzo mi trovi carina se non è il tipo di ragazzo che lo pensava anche prima che lo fossi.

Se avessimo aperto una pagina a caso del suo diario - che deve avere serbato e serbato in ogni momento, con la paura non che venisse perduto o scoperto o letto, ma di imbattersi un giorno nella cosa che finalmente valesse la pena di scrivere e ricordare e scoprire che non aveva qualcosa su cui scrivere - avremmo trovato una qualche enunciazione del seguente sentimento: non sono innamorata. E dunque si doveva accontentare dell'idea dell'amore - di amare il fatto di amare cose della cui esistenza non le importava affatto. L'amore in sé divenne oggetto del suo amore. Lei amava se stessa innamorata, amava amare l'amore come l'amore ama amare: ed era in grado, quindi, di riconciliarsi con un mondo tanto diverso da quello che avrebbe auspicato. Non era il mondo la grande menzogna salutare: lo era la sua volontà di renderlo bello e giusto, di vivere una vita già-avulsa in un mondo già-avulso da quello dove tutù gli altri sembravano esistere.

Il sogno di vivere per sempre con Brod. Faccio questo sogno tutte le notti. Anche quando l'indomani mattina non me lo ricordo. So che c'è stato, come l'avvallamento lasciato dalla testa dell'amante sul cuscino accanto dopo che se n'è andata. Non sogno di invecchiare insieme a lei, ma di non invecchiare, né lei né io. È vero, ho paura di morire. Ho paura che il mondo continui senza di me, che la mia assenza passi inosservata, o peggio ancora, di essere una qualche forza naturale che spinge avanti il mondo. È egoismo, questo? Sono forse un uomo malvagio perché sogno un mondo che termina con la mia fine? Non pretendo che il mondo abbia fine rispettandomi, ma che ogni coppia d'occhi vada a chiudersi con i miei. Talora il mio sogno di vivere per sempre con Brod è il sogno che moriamo assieme. So che non c'è vita dopo la morte. Non sono un imbecille. E so che Dio non esiste. Non è della sua compagnia che ho bisogno, ma di sapere che non le occorrerà la mia, o sapere che non potrà farne a meno. Penso a scene di lei senza di me e divento gelosissimo. Si sposerà, avrà figli e toccherà quello a cui io non potrei mai avvicinarmi - tutte cose che mi dovrebbero rendere felice. Non posso rivelarle questo sogno, è chiaro, ma lo vorrei tanto. Lei è l'unica cosa che ha importanza.

Questo è amore, pensava lei, sì o no? Quando noti l'assenza di qualcuno, e detesti quell'assenza più di ogni altra cosa. Ancora più di quanto ami la sua presenza.

Quando scriviamo abbiamo una seconda occasione.

Una persona cattiva è un uomo che non compiange le sue cattive azioni. E adesso per il peso di questo il Nonno sta morendo. Io ti supplico di perdonarci e di farci migliori di quello che siamo. Facci buoni.

Sapeva che ti amo vuol dire anche: ti amo più di chiunque altro ti ami o ti abbia mai amata, o ti amerà, e anche: io ti amo in un modo in cui nessuno ti ama, o ti ha mai amato, o ti amerà mai, e anche: ti amo in un modo in cui non amo nessun'altra e non ho mai amato nessun'altra e non amerò mai nessun'altra. Sapeva che, per definizione dell'amore, è impossibile amare due persone.

«Tu li perdoneresti?» ho chiesto. «Sì» ha detto il Nonno. «Io ci proverei.» «Puoi dire questo solo perché non puoi immaginare cos'è» ha detto Augustine. «Invece posso.» «Non è una cosa che puoi immaginare. È, e basta. Dopo questo, l'immaginazione non può esistere più.»

«Questa è la lezione che abbiamo imparato da tutto quello che è successo, che Dio non esiste. Lui ha dovuto usare tutte quelle facce nascoste per dimostrarlo a noi.» «E se fosse stata una prova per la vostra fede?» ho detto io. «Non posso credere in un Dio che costringe la fede a delle prove così.» «E se non fosse stato in suo potere?» «Non posso credere in un Dio che non era capace di fermare quello che succedeva.» «E se a farlo non fosse stato Dio ma l'uomo?» «Non credo neanche nell'uomo.»

E SE DOBBIAMO BATTERCI PER UN FUTURO MIGLIORE, NON DOBBIAMO CONOSCERE IL NOSTRO PASSATO E RICONCILIARCI CON ESSO?

«Non sono un uomo cattivo. Sono un uomo buono vissuto in tempi cattivi.»

Non sei solo, disse Lista, appoggiandosi al petto la testa di lui.
Sì, invece.
Lista si accorse che lui stava piangendo, e lei no. Non sei solo, gli disse. È che ti senti solo.
Sentirsi soli è esserlo. Ecco cos'è.

Al suo dolore subentra un'utile tristezza. Ogni genitore che ha perso un figlio troverà il modo di tornare a ridere. Il timbro si sbiadisce. La lama si smussa. Il dolore si affievolisce. Ogni amore è scolpito nella perdita. Il mio lo è stato. Il tuo lo è. Lo sarà quello dei tuoi pro-pro-pronipoti. Ma noi impariamo a vivere in quell'amore.
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